Sono due i casi di estorsione denunciati nella Tuscia nell'ultimo mese, il timore è che possano non essere isolati

Incubo estorsioni nella Tuscia: già due casi denunciati in un mese

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Il 27 aprile scorso la Procura di Viterbo aveva comunicato di aver fatto arrestare 5 persone accusate di estorsione. Oggi, a distanza di un mese, è stato denunciato un altro uomo sempre per lo stesso reato. La piaga delle estorsioni sembra essersi dunque abbattuta nella Tuscia, già nel mirino della Dia per infiltrazioni mafiose e caporalato.

Sul finire di aprile, a finire in manette furono 5 persone italiane ed albanesi residenti tra Viterbo, Terni ed Orvieto. A subire le angherie del gruppo era un noto ristoratore viterbese che, dopo aver subito svariate minacce, aveva deciso di denunciare i soggetti. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’imprenditore, per risolvere le sue gravi difficoltà economiche (che non erano legate esclusivamente alla pandemia), si era rivolto ai 5 indagati chiedendogli di finanziare alcune delle sue iniziative lavorative. Dopo aver accolto la richiesta dell’uomo, il gruppo di “finanziatori” fissa anche la percentuale degli interessi: quasi il 250%. Secondo quanto raccolto dalla Procura, per un prestito di 45mila euro, in sette giorni l’usurato ha dovuto restituire la bellezza di 60mila euro. Per un prestito pari a 90mila euro, invece, al ristoratore era stato intimato di ridare indietro 230mila euro. Cifra che l’uomo, logicamente, non poteva affatto permettersi.

Ora, mentre il processo per questa brutta storia è nel pieno (circa una settimana fa sono stati respinti i ricorsi presentati dai presunti strozzini), arriva la notizia di un nuovo tentativo di estorsione. Questa volta a Fabrica di Roma ai danni di due cittadini cinesi titolari di un emporio in paese.

Il presunto usuraio, un 40enne di Fabrica, si era presentato nel negozio della coppia sostenendo che, dato che l’emporio era aperto da molto, era giunto il momento di corrispondergli una certa cifra di denaro. In poche parole, il pizzo. Come nei paesi in cui comanda la mafia. Il commerciante cinese, non comprendendo la richiesta dell’uomo, aveva risposto che loro le tasse le pagavano regolarmente. Peccato che il 40enne non fosse affatto un esattore del fisco e quindi, di fronte all’affermazione del negoziante, abbia cercato di fargli capire che, qualora la somma richiesta non fosse stata versata, le cose si sarebbero messe male per la coppia.

L’uomo, per un paio di mesi, era riuscito a far perdere le proprie tracce. Fino a quando gli agenti dei carabinieri, coordinati dal Pubblico Ministero Chiara Capezzuto, non hanno perquisito la sua casa. All’interno dell’abitazione, i militari hanno trovato degli indumenti che combaciavano perfettamente con quelli indossati dall’accusato mentre era intento a chiedere il pizzo alla coppia ignorando di essere ripreso, nel frattempo, dalle telecamere del negozio.

Beh, se il caso scoperto nel capoluogo un mese fa aveva fatto drizzare le antenne alla Procura, di certo quello avvenuto a Fabrica farà sì che, da oggi in poi, l’attenzione sarà massima. Altri imprenditori, con l’arrivo della crisi dovuta al Covid, potrebbero essersi rivolti a dei malintenzionati per racimolare soldi in prestito, finendo così nel vortice dello strozzinaggio.

In questi ultimi anni la nostra provincia ha assistito ad un’escalation di crimini. L’apice sembrava essere stato toccato con l’operazione Erostrato ma, purtroppo, pare che la criminalità – non solo quella organizzata – abbia trovato terreno fertile nel Viterbese. Di fronte ad una situazione del genere, lo Stato ed i suoi uomini devono per forza di cose farsi trovare pronti per non far trasformare Viterbo e paesi limitrofi in una sorta di terra di nessuno in cui, a farla da padrone, sono i malviventi.

 

 

 

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