Infermieri che guidano ambulanze: una prassi consolidata a Viterbo

La denuncia del sindacato Nursing Up che evidenzia le gravi conseguenze dal punto di vista legale e sanitario

Infermieri che fanno gli autisti di ambulanza.

Il fenomeno, già segnalato tempo fa, torna in questi giorni prepotentemente alla ribalta. Di fronte alla consueta inerzia amministrativa infatti, il sidacato Nursing Up ha deciso di porre il caso all’attenzione delle istituzioni, con una nota in cui si denunciano tutte le gravi irregolarità della circostanza.

A partire “dallo spreco di risorse e il demansionamento che comporta, nonché l’esposizione ai rischi lavorativi, civili e penali per tutti i lavoratori coinvolti.”

Tale modalità organizzativa, è stata adottata, inizialmente per via di una grave carenza di personale, ma ormai è diventata una prassi consolidata e comporta molteplici conseguenze negative.

Innanzitutto gli infermieri vengono pagati come tali anche se svolgono un’altra mansione, ovvero quella di autisti, e ciò comporta un grave danno economico alle casse della Asl, che spende il doppio di quanto sarebbe legittimo.

Dall’altro lato questa situazione ha ricadute negative sull’organizzazione dell’assistenza, sulla quale pesa già una grave carenza di personale.

Infine gravi conseguenze potrebbero verificarsi anche dal punto di vista legale, visto che, nel 2016, è stato introdotto il reato di omicidio stradale. Nella malaugurata ipotesi che un infermiere utilizzato come autista dovesse investire una persona, determinandone la morte, potrebbe subire un processo che prevede la reclusione da 2 a 7 anni.

Un’ipotesi estrema che va però ad aggiungersi ad altre problematiche  legate alla guida dei mezzi di soccorso da parte degli infermieri: “L’assenza di una specifica copertura assicurativa, la mancanza di un titolo specifico che abiliti alla guida dei mezzi e le situazioni che possono verificarsi sulla strada ed imputabili a condotte colpose dell’infermiere/autista”.

A ciò si aggiunga che per l’infermiere-autista non è prevista una patente di servizio, quindi nel caso di reato stradale che prevede la sospensione della patente, l’infermiere si vedrebbe sospesa l’unica patente che ha, ovvero quella personale.

In questo quadro così complicato, visto che l’evoluzione delle scienze infermieristiche non prevede tra i nuovi compiti quello di autista, non si capisce come mai alla Asl di Viterbo, con tanto di firma del dirigente infermieristico, vengano redatti relativi turni ogni mese, sottraendo, tra l’altro, risorse preziose nell’ambito della competenza specifica, ossia quella dell’assistenza.

“Non si comprende, come l’ASL di Viterbo abbia concepito un siffatto orientamento senza peraltro prendere in considerazione il fatto che l’impiego dell’infermiere ed altre figure in qualità di autista, oltre a non essere contemplato dalla normativa nazionale di settore ed impensabile in strutture sanitarie pubbliche e private, andrebbe ad ulteriormente gravare la situazione di un settore così delicato ed importante quale quello sanitario nel quale da troppo tempo i Dirigenti degli Uffici Sanitari lamentano una forte carenza in organico.”

 

 

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