Il 1 aprile sta giocando un brutto scherzo all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano

Inps nel caos: lo strano caso di “Luciano Vangone” e della violazione dei dati di migliaia di italiani

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Il via libera di oggi alle richieste per ricevere il bonus di 600 euro una tantum per l’emergenza coronavirus previsto dal decreto “Cura Italia” ha subito fatto impazzire il sito dell’Inps.

Migliaia di dati violati, server intasati e mail impazzite stanno facendo sudare freddo la dirigenza dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Nel dubbio, il sito INPS è stato reso temporaneamente irragiungibile

A rivelare l’importante violazione (sicuramente involontaria) del trattamento dei dati personali sono gli stessi utenti del sito, che stanno segnalando come sulle loro bacheche si stiano alternando nomi di sconosciuti, corredati di varie informazioni private, come il codice fiscale.

Un errore non indifferente, che sta complicando le cose a tantissimi italiani che sono accorsi sul sito Inps nella speranza di avere accesso al tanto agognato “bonus coronavirus”.

Alcuni sottolineano come sia sufficiente effettuare il login con i propri dati per entrare nella bacheca di altre persone. Altri, addirittura, dicono di riuscire a visualizzare la posizione fiscale altrui: un danno davvero grande e una “manna dal cielo” per qualche malintenzionato.

Nell’assurda situazione, pare essere l’account del signor “Luigi Vangone” il più frequente ad apparire, tanto da aver reso l’ignaro cittadino una momentanea star del web, con tanto di meme ed Eventi (come “Essere Luciano Vangone“) dedicati.

Come sottolineano molti avvocati specializzati nel settore privacy, l’Inps ha involontariamente compiuto la forse più grande violazione dei dati personali mai avvenuta in Italia.

La speranza, come ha evidenziato l’avv. specializzato in nuove tecnologie Matteo Simbula in un video realizzato da Matteo Flora, docente di corporate reputation ed esperto del settore tecnologico, è che l’Inps comunichi entro 72 ore a tutti gli utenti l’errore avvenuto e avvisare, contemporaneamente, il Garante della Privacy. Solo così l’Istituto dovrebbe riuscire a evitare problemi legali.

Ovviamente, ha specificato l’avvocato Simbula, nel qual caso si dovesse arrivare a una multa per l’Inps, a pagare, sarebbe ovviamente lo Stato con i soldi dei suoi contribuenti: noi.

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