Inquinamento lago Bolsena, Camilli: “Sono sereno, quello che dovevo fare io l’ho fatto”

Perplesso il sindaco di Grotte di Castro perché "alcuni ex e attuali primi cittadini sono indagati e altri sono stati lasciati fuori"

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“Siamo sereni, la giustizia farà il suo corso”.

Così Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro, commenta l’avviso di garanzia che gli è stato recapitato – insieme ad altri 12 tra ex e attuali primi cittadini, due ex manager del Cobalb e due ex dirigenti della Provincia di Viterbo – nell’ambito dell’inchiesta per l’inquinamento del lago di Bolsena.

Sversamenti che si sarebbero verificati a causa dello stato di degrado dell’impianto di trattamento delle acque reflue.

“I Comuni – spiega Camilli – erano soci del Cobalb, soci di capitale quindi non rispondono penalmente”.

“La Regione, – prosegue – fino a cinque anni fa, ci corrispondeva 500-600mila euro l’anno per la manutenzione delle infrastrutture di depurazione. Poi l’amministrazione regionale ha smesso di inviare soldi, a quel punto il Cobalb è entrato in crisi ed è fallito. Nelle more di questo fallimento si sono verificati problemi di sversamento”.

Poi evidenzia: “Il sindaco è un organo politico, non fa il tecnico che va a guardare lo stato delle fogne. Se appalto il servizio a una società come il Cobalb, ci devono pensare loro”.

Camilli tiene comunque a sottolineare che “come Comune sono intervenuto, ho fatto eseguire dei lavori e anche emesso diffide. Ho fatto tutto quello che dovevo fare”.

“Tra l’altro – rimarca – la mia amministrazione ha pagato tutti i mesi le fatture per la depurazione al Cobalb”.

Esprime poi qualche perplessità sul fatto che “alcuni ex e sindaci attuali sono indagati e altri siano stati lasciati fuori”.

Piero Camilli conclude ribadendo: “Siamo sereni, la giustizia farà il suo corso. Io quello che dovevo fare l’ho fatto”.

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