In occasione della giornata dedicata alla sicurezza informatica nelle scuole, Gianluca Boccacci, Ethical Hacker ed esperto di cybersecurity, ci ha parlato dei principali rischi che corrono le nuove generazioni con gli strumenti digitali e di come imparare a farne un uso più consapevole

Internet e social network: i consigli dell’esperto per tutelare i giovani

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Sicurezza informatica e guida ad un utilizzo di Internet e delle tecnologie sempre più consapevole, soprattutto tra i giovani: sono questi i temi al centro del “Safer Internet Day”, che si celebra oggi nelle scuole italiane.

Gianluca Boccacci è un Ethical Hacker che si occupa di cybersecurity per le aziende, verificando la vulnerabilità delle stesse di fronte ad eventuali attacchi esterni, oltre a tenere corsi su temi analoghi negli istituti scolastici e nelle università. Abbiamo parlato con lui di quali sono i principali pericoli a cui le nuove generazioni sono esposte all’era di Internet e dei social network e di cosa è opportuno fare per tutelarsi.

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Gianluca Boccacci, Ethical Hacker ed esperto di cybersecurity

Buongiorno Gianluca, ci parleresti del significato della giornata di oggi nelle scuole?

“Quello dell’uso degli strumenti tecnologici tra i giovani e dei rischi connessi è un tema molto importante, su cui troppo spesso non viene fatta una giusta informazione. Quindi ben vengano iniziative come questa. Diciamo che è una giornata che vuole sensibilizzare contro i pericoli di Internet e sviluppare consapevolezza per gli strumenti digitali, temi che stanno al centro dell’azione anche dell’associazione di cui faccio parte, i Cyber Actors. Se non si sa bene come usare tali strumenti in modo corretto, i rischi sono tantissimi”.

Per esempio?

“Penso innanzitutto ai giovani. Questo tema li tocca in maniera profonda, in quanto i ragazzi sono dei ‘nativi digitali’ che – come tali – si trovano immersi in un mondo fatto di tecnologie che vengono percepite come qualcosa di ‘naturale’. Per quelli delle generazioni precedenti è stato diverso: abbiamo vissuto una sorta di ‘scoperta’ di fronte ai nuovi dispositivi, di cui dovevamo scoprire il funzionamento, mentre i giovani ci nascono. Il problema è che il grande strumento di cultura e informazione, come Internet era nato nella mente dei suoi creatori, in realtà è diventato una ‘giungla’, – come la definisco io – perché tra le tante informazioni importanti che ci sono, in mezzo si trova anche altro di non proprio tranquillo. Dal furto di identità – di cui una delle tante tecniche è il fishing – che può colpire persone comuni, aziende, fino anche a manager, dirigenti e personaggi pubblici – in questo caso di parla di whaling, ‘caccia alla balena’ – al sexting, al cyberbullismo e alle ‘catene’ lanciate sulle piattaforme come Tik Tok, i giovani sono quelli più a rischio, perché tendono ad utilizzare questi strumenti come se fossero ‘normali’, senza porsi troppi interrogativi. Con ciò non intendo assolutamente colpevolizzarli, perché il problema principale è che manca una informazione adeguata su come usare i dispositivi tecnologici in modo consapevole e positivo”.

Cosa si intende per sexting?

Sexting è un termine formato da sex (sesso) e texting (scrivere messaggi) e consiste nell’inviare testi o immagini con contenuto sessuale esplicito tramite Internet o telefono. Capita che quando due persone si conoscono, nella vita reale o sul web, una delle due chieda all’altra di inviare foto ‘un po’ particolari’ e che quest’ultima accetti senza pensare che quella stessa immagine una volta spedita possa assumere altri valori, essere mostrata come un ‘trofeo’, diventare virale. Famiglie intere finiscono nei guai per cose del genere e si ritrovano costrette a pagare i danni: spesso non ci si pensa, ma dietro ad attività così ci sono serie problematiche legali, come avviene nel caso dei ricatti che certi individui mettono a punto, minacciando di diffondere queste foto. È fondamentale stare sempre attenti anche a ciò che si conserva sul telefono, chiunque può inviare un virus e accedere ai contenuti salvati e poi utilizzarli a proprio piacimento. Come ripeto spesso agli studenti nelle scuole, bisogna sempre contare fino a dieci prima di inviare contenuti di quel tipo, perché possono esserci conseguenze molto serie. Si dovrebbe tornare a un tipo di privacy vera, che ognuno si crea da solo, scegliendo cosa pubblicare”.

Quali altri fenomeni pericolosi ha incrementato la diffusione di Internet e dei social tra i giovani?

“Penso al cyberbullismo, che consiste in atti di bullismo che nell’era digitale si spostano su un altro ‘perimetro’, quello virtuale. Questo fenomeno è in peggioramento, in quanto prima violenze e atti intimidatori si svolgevano principalmente all’interno della scuola e tornando a casa ci si ritrovava in un universo ‘protetto’, mentre adesso Internet è ovunque e non è possibile sfuggire. La matrice comune è sempre quella che le tecnologie vengono abusate, come nel caso delle pericolose challenge che vengono lanciate sulle piattaforme social come Tik Tok e che hanno tristemente occupato gli ultimi fatti di cronaca. Ricordiamo che le polemiche erano già nate quando Tik Tok si chiamava Musical.ly: già all’epoca si parlava di ragazze giovanissime che si mettevano eccessivamente in mostra nei video. Ben venga quindi l’intervento del garante della privacy per il blocco degli utenti under 13. Si sta già parlando, anche se è tutto da verificare, di come impiegare l’intelligenza artificiale per verificare l’effettiva età delle persone”.

Cosa possono fare i genitori per evitare che i figli utilizzino gli strumenti digitali in maniera errata o addirittura nociva per loro stessi?

“Non credo che un genitore non debba lasciare la libertà ai propri figli, ma soprattutto nella fascia di età più a rischio, quella tra i 9 e i 18 anni, sarebbe opportuno controllare quali sono le abitudini e attività dei giovani sul web. Naturalmente deve nascere un sentimento di fiducia reciproca, da stimolare con la comunicazione e la formazione, però non si può pensare che i genitori non possano sapere cosa fanno i figli. Non credo sia utile punire i giovani e vietare del tutto l’utilizzo delle tecnologie, sono strategie che a lungo andare non aiutano: è qui che entra in gioco anche il ruolo dello Stato e della scuola nel formare ed educare ad un uso corretto. Spesso i genitori non sanno  proprio utilizzare tali strumenti, quindi non hanno neanche piena consapevolezza dei pericoli; quando non conosci una tecnologia non ti interroghi sul ‘perché’ di certe cose: è ovvio che il problema in questo caso non è solo tecnologico, è necessaria un’attenta campagna informativa da portare avanti su più fronti”.

 

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