#ioapro1501: i ristoranti sfidano Conte e restano aperti a pranzo e cena

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Ha già raccolto 50000 adesioni la “rivolta pacifica” dei ristoranti che venerdì 15 Gennaio hanno annunciato la “riapertura dell’Italia”.
Una mobilitazione che, partita dai social, ha ben presto raccolto un numero impressionante di consensi.
Chi aderirà all’iniziativa terrà aperto il ristorante e lavorerà regolarmente, come se l’emergenza non ci fosse, a pranzo e cena dunque, con ultimo scontrino entro le 21,45 e chiusura nel rispetto del coprifuoco.

Una protesta che si articolerà in modi diversi: alcuni faranno cenare i clienti, altri lasceranno i tavoli simbolicamente apparecchiati in segno di vicinanza a chi partecipa, ma resteranno attivi solo per l’asporto e le consegne a domicilio.

“Una disobbedienza gentile” l’hanno auto-definita, nel rispetto di rigide regole: norme anti-Covid, coprifuoco compreso, e distanza doppia tra i tavoli rispetto a quella prevista dalla legge.

I partecipanti si sono organizzati anche per tutelarsi dal punto di vista legale con otto studi associati che forniranno assistenza gratuita, in caso di multe, sia agli esercenti che ai clienti.

Non più atti di disobbedienza dei singoli esercenti, quindi, ma una presa di posizione collettiva.
L’idea nasce da un imprenditore del settore, Umberto Carriera, titolare di 6 ristoranti nel Pesarese e volto già noto delle manifestazioni e delle proteste dello scorso ottobre contro le restrizioni volute dal governo.Carriera, che ha mantenuto i suoi locali aperti a rotazione in questi mesi di stop forzato, ha dato vita, insieme ad altri suoi colleghi, al  ‘Dpcm’ autonomo  (Decalogo pratico commercianti motivati), il documento che anima l’ “Io apro day”, manifestazione di protesta che, com’era prevedibile, sta già spaccando il fronte dei ristoratori.

 

 

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