Il grande e controverso film, fenomeno dell'anno

Joker, nei meandri dell’anima contemporanea. Joaquin Phoenix straordinario interprete del “genio del male”

Ambientato in una Gotham City del 1981, Joker è un vero e proprio “film di formazione” che racconta l’arco evolutivo di Arthur Fleck da comico cabarettista fallito e problematico a Joker, spietato assassino lucido e consapevole

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Il 31 agosto 2019, per la prima volta nella storia del cinema, viene presentato in concorso ad un grande Festival Internazionale, quello di Venezia, un “cinecomic”: “Joker”.

Tale scelta coraggiosa del direttore del Festival, Alberto Barbera, è stata inaspettatamente premiata non solo con una standing ovation, sia del pubblico che di gran parte della critica presente, ma soprattutto con l’assegnazione del premio più prestigioso della Mostra, il Leone d’oro. Un Leone d’oro rivoluzionario e controverso quello al Joker co-scritto, diretto e prodotto da Todd Philipps, riguardo al quale una buona fetta della critica mondiale ha, invece, espresso forti perplessità sia in merito allo svolgimento della trama che, soprattutto, per la “radicalità politica” con cui il film mette in parallelo la storia di Arthur Fleck, alias Joker, con i tanti problemi che affliggono il mondo contemporaneo.

Quello di Todd Phillips – regista che con questo film si è dimostrato inaspettatamente eclettico, se pensiamo ai suoi lavori precedenti come, ad esempio, alla demenziale saga Una notte da leoni, per citare una dei suoi lavori più identificativi – è il primo film interamente dedicato alla figura del celeberrimo nemico di Batman e, più in generale, a uno dei “cattivi” più celebri e amati dal pubblico.

Ambientato in una Gotham City del 1981, Joker è un vero e proprio “film di formazione” che racconta l’arco evolutivo di Arthur Fleck da comico cabarettista fallito e problematico a Joker, spietato assassino lucido e consapevole. Phillips colma i vuoti strategici da sempre volontariamente lasciati nel passato di questo personaggio, mescolando indicazioni di Alan Moore e Brian Bolland, storici autori di The killing Joke – una delle più acclamate storie della genesi editoriale di Batman – con un omaggio al cinema contemporaneo, in particolar modo a quello di Scorsese, e con richiami a reali vicende della cronaca americana.

Uno degli aspetti più interessanti di questa pellicola è che Joker risulta, a livello psicologico, il rovescio della medaglia rispetto al suo più empatico e moralmente apprezzato nemico Batman. Entrambi, infatti, sono rappresentazioni di elaborazioni psicologiche di traumi infantili. Ma se da una parte scopriamo la totale follia, il caos e l’imprevedibilità di Joker, dall’altra, all’opposto, troviamo il senso di giustizia, di moralità e di ordine dell’Uomo Pipistrello.

A dare, nell’occasione, straordinaria consistenza narrativa e interpretativa a Joker è un formidabile Joaquin Phoenix il quale non ha esitato a perdere più di venti chili pur di adeguare il suo aspetto a quello del personaggio che aveva in mente di proporre. A questo proposito,proprio in occasione della presentazione del film alla Mostra del Cinema di Venezia, l’attore ha dichiarato di aver studiato a lungo e approfonditamente vari disturbi di personalità fino a riuscire ad unirli in maniera assolutamente verosimile ma tale da non permettere agli psichiatri di poter identificare chiaramente quale fosse quello specifico del suo personaggio. Davvero una magnifica prova di attore, con una grande professionalità messa al servizio di un talento sopraffino.

Prima di quella di Phoenix, la storia del cinema ha annoverato altre grandi interpretazioni di Joker. Basti pensare a quella del 1989 di Jack Nicholson, che lo rappresenta nei panni di un gangster psicopatico nel Batman di Tim Burton; quella più recente, estrema, iconica ed horror di Heath Ledger del 2008 ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan per finire con la versione decontestualizzata di Jared Leto che, nel 2016, in Suicide Squad di David Ayer, si ispira iconicamente al personaggio dei fumetti ma senza espliciti riferimenti a Batman. Nessuna,tuttavia, ha saputo, a nostro giudizio, conferire altrettanta intensità e profondità al personaggio e a tradurre in modo più limpido ed efficace il messaggio che il male – inteso nel caso specifico come emarginazione, dileggio, umiliazione e violenza – a genera altro male.

Questo potente e controverso film merita assolutamente di essere visto e, soprattutto, di essere visto al cinema, sul grande schermo, per godere pienamente non solo dell’interpretazione del suo protagonista e degli altri ottimi attori che lo affiancano -uno per tutti, un mai deludente Robert De Niro- ma anche per apprezzare la magnifica fotografia, la non meno efficace scenografia e la straordinaria colonna sonora che annovera, come tema principale, nientepopodimeno che Smile di un certo Charlie Chaplin. A proposito di quest’ultimo, interessanti e sottili, sono, infine, le citazioni e gli omaggi che gli vengono tributati, non solo dunque attraverso  il tema della colonna sonora -che la leggenda vuole sia stata scritta in giovane età da Chaplin mentre, proprio come il protagonista Arthur Fleck/Joker cercava fortuna come comico – ma anche con la proiezione di Tempi moderni durante una serata di gala a Gotham City.

 Ginevra e Marco Tullio Barboni

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