L' omelia natalizia di papa Francesco

L’accoglienza agli immigrati non è l’unico e solo problema… Santità, si guardi attorno!

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Il direttore Giovanni Masotti

Sono cattolico, praticante (non abbastanza), devoto e rispettoso nei confronti del Pontefice e del suo magistero. Ma non posso più nascondere un disagio profondo. Anche nell’omelia natalizia (quasi) soltanto gli immigrati.

L’ accoglienza. L’ apertura. I nostri doveri di carità nei loro confronti, sempre e comunque… Chiunque essi siano. A prescindere da come si comportino nel malmesso paese che li ospita.

Concetti nobili e cristiani, certo, quelli di papa Francesco. Ma irrealistici. Percepiti da molti con fastidio crescente. E non c’ entra il razzismo, accusa abusata (basta con questa solfa!).

Nelle nostre vite, ci creda Santità, non esiste solo questo problema che Lei ci ricorda ogni giorno e che pone davanti a tutto il resto. Non è in testa ai nostri pensieri. Ci sono anche altri assilli, altre pene, altre angosce.

L’ esistenza di buona parte degli italiani è turbata da un mucchio di disagi, di carenze e di ingiustizie crescenti. Porga l’ occhio un pò più in qua, La prego. Sia non solo il Pastore dei cattolici di tutto il pianeta, ma anche il Vescovo di Roma. Allora, finalmente, torneremo ad esserLe più vicini. E La comprenderemo.

Rischiamo noi di diventare “orfani”, altrimenti. “”Orfani” di una Chiesa che, troppo spesso, guarda lontano e non si preoccupa abbastanza di ciò che accade a due passi dal Vaticano. E dentro il Vaticano, purtroppo.

Lei viene, come disse efficacemente, dall'”altro mondo”. Ma c’è anche questo mondo, il nostro mondo…

Non si schieri da una parte. Non ci sono buoni e cattivi. La Sua “matita rossa”, talvolta, scivola e ruzzola sulla riga sbagliata. Ogni volta la stessa… E crea un  imbarazzo che, sinceramente, faremmo volentieri a meno di provare.

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