L' osceno caso del raddoppio dello stipendio al presidente INPS Tridico

Premi e regali a chi vessa gli italiani. Si dimetta invece di arraffare soldi immeritati

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Il direttore Giovanni Masotti

Un altro schiaffo agli italiani che arrancano nella melma delle drammatiche conseguenze dell’ emergenza Covid, e sono tanti. Un altro grazioso regaletto a chi proprio non se lo merita e che, anzi, ha inanellato errori, ritardi e gaffes nella corresponsione dei soldi dovuti ai concittadini in sofferenza, vedi cassa integrazione e aiuti economici alle imprese. Ma che ci volete fare? Questa è l’ Italietta ingiusta e ipocrita dei Cinque Stelle semi-cancellati dalle regionali e sempre più a rimorchio dei Pd ricicciato (parzialmente) proprio grazie alla loro debacle. In questo contesto sballato non c’è da meravigliarsi se Conte, Di Maio e compagnia cantante fanno quadrato – e fingono di chiedere chiarimenti – attorno alla loro stessa oscena decisione di raddppiare lo stipendio all’ ineffabile presidente dell’ INPS Pasquale Tridico (da 62 mila a 150 mila euro) e di aggiungerci un robusto pacchetto di (contestatissimi e “smentiti”) arretrati. Gli uomini di fiducia si trattano bene e si allisciano, no? La gente qualunque può aspettare e abbaiare alla luna, sicura di non essere ascoltata. In un paese normale il Tridico – soprannominato “triplico” dalla immaginifica Meloni – sarebbe stato subito costretto a dimettersi. Nell’ Italia rossogialla, c’è da giurarci, tutto finirà in una bolla di sapone. Alla faccia di chi reclama inutilmente i suoi i diritti. E il giovane economista 45enne di ascendenze grilline rimarrà incollato alla sua poltrona a far danni come e peggio di prima. Che schifezza!

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