Consueto giro di amici, mariti e mogli per incarichi tutti da giustificare. Tanti dubbi

La Asl, l’otorino, la candidatura della moglie e l’incarico da 60€ all’ora: siamo alle solite

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Ci sono veramente degli amori che non finiscono in Asl. “Tenerissime” love story che ammiccano al buon Antonello Venditti, corsi e ricorsi storici da “musicarelli” strappalacrime e risate (i filmetti anni ’60 tratti dalle canzoni in voga), con protagonisti più o meno famosi al soldo della moda.

Ed ecco a tal riguardo la delibera 2815 del 29/12/20, con la quale si rinnova l’incarico libero professionale al solito specialista otorino (ormai in pensione da Belcollege), il dottor S.C., per ulteriori 6 mesi. Egli dovrà fare 24 ore settimanali, alla modica cifra di 60,00€ cadauna. Mica male! E, naturalmente, non poteva non esserci lo zampino della vera volpe della azienda, il Rommel della politica sanitaria: il titolatissimo Direttore delle Cure Primarie, il dottor Giuseppe Cimarello, che con eccellente acume tattico, attraverso personale nota del 15/12/20 (la n° 85210), ha caldeggiato il tutto.

Questa è abilità manageriale: l’imperativo è abbattere le liste d’attesa in ORL, una specialità che viene ritenuta necessaria probabilmente per via dell’esuberanza di richieste. Ed in effetti, le richieste devono essere talmente tante da annichilire le forze in campo attualmente schierate, tra Belcollege ed il Poliambulatorio, al punto da cercare nuove professionalità all’esterno.

Del resto, sembra che alla Asl sia impossibile separare quanto il vincolo del matrimonio ha cementato: la psicologa S.E., già moglie del nostro brillante otorino, già presente nelle liste – mascherate – del PD panunziano alle ultime comunali, già stabilizzata da questa amministrazione cara al Mago Zinga, si ritrova l’amato consorte alla Cittadella. Ogni sapor d’oblio è dissipato.

Il rapporto matrimoniale era già stato cementato anche per la psicopedagogista L.B., unita dal sacro vincolo all’ex primario della Pediatria, e stabilizzata come Dirigente di Pedagogia clinica con delibera 2212 del 13/12/2017 e che alla Cittadella di via Fermi poteva addirittura contare su una sorta di “suite imperial”, non si sa bene a quali fini, vista l’attività esercitata.

Nulla cambia, purtroppo. E’ la ripetitiva politica che ricorda quanto avveniva tanti anni fa al Banco di Santo Spirito: in pensione il padre, dentro il figlio. Un sapore di ritualità antica, ma tutto sommato sana e famigliare, mentre il circolo vizioso della Sanità pubblica rende quest’ultima una sorta di Spa, col capitale garantito però dal popolo bue.

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