La Asl pronta al cambio della guardia, la teoria del consenso della Donetti ha fallito

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“Lady Sanità”, ovvero Daniela Donetti, è vicinissima a lasciare la poltrona di Direttore Generale della Asl di Viterbo. Ripercorriamo le più grandi “anomalie” che hanno caratterizzato il suo percorso

Diciamolo senza rigiri di parole, una volta per tutte: la teoria del consenso, nell’era Donetti, ha fallito clamorosamente. Il mito del proclama, dell’editto, del comunicato tipo Generale Armando Diaz, ha passato tristemente il testimone a cumuli di macerie che, chissà per quanto, ingombreranno il passo.

Una serie di collaboratori che, al momento dello scontro frontale col nemico oscuro, tanto per utilizzare lo strano linguaggio coniato da barzellettieri tronfi e mascherati, straripanti di becero sussiego, ma nullo ascendente, hanno infine mostrata la corda, scoprendo basi burrose ed inconsistenti. Non si improvvisano i Generali: come Napoleone distrusse nel piovoso giugno 1815 la sua ultima possibilitá di tornare “assiso in trono” ciccando sulla scelta dei collaboratori stretti a Waterloo, così, caro Direttore Generale, a Lei è rimasto solo un trono, e di ben altro genere, ove affogare tutte le colpe di una gestione sciagurata, consegnando le leve dei comandi al nulla.

Troppa politica nel suo operato, la politica di un odontotecnico brindellone dei Castelli, che gestisce la nostra Regione come un tavolo di briscola a coppie dell’osteria, e del suo compare, il geometra sociologo, dal nero corvino, attendibilmente cacciato dall’edilizia nazional-popolare. Diciamo che la Sociologia l’ha perseguitata, ma se l’è cercata, schiaffando due donne nei fulcri aziendali: una ha sistemato il figlio nella esilarante Parentopoli aziendale, ma resta da scoprire cosa ne mastichi di Bilancio, l’altra cerca il sacrificio estremo con avventurose e pericolose delibere, trascinandoci generosamente anche Lei, come con la “Transazione Prisma”, roba da manicomio.

E poi tutta una serie di scivoloni, penosi da rispolverare: il Suo Direttore Sanitario, quasi in odor di fuga, anch’ella dalla carriera al fulmicotone (da Primo Medico, anzi, vice della dottoressa Petronella, al vecchio poliambulatorio di piazzale Gramsci negli anni ‘90 fino allo scranno oggi occupato) che partecipa alla selezione per Direttore di Distretto, Montefiascone-Tarquinia, ancor prima del termine del mandato, in attesa di essere forse (?) pescata come unica vincitrice fra i primi tre idonei, chissá? Intanto il figlio è alla Genetica Molecolare (Parentopoli, che disastro!), palcoscenico scomodo anche per Lei, Mrs. Donetti: ella si è dimenticata di studiare le vere modalitá con le quali si possono processare i tamponi Covid-19, ha snobbato pure una legge (77/2020) in merito, ha ricoperto di meriti e lustri l’attuale Responsabile della Genetica Molecolare, ma la Sua impunità sará duratura?

Tanti, troppi interrogativi, sono del resto d’obbligo in questa vicenda scabrosa e destinata ad emergere, come per la cabina di regia nel confronto titanico col Covid-19. TOC, TOC! Chi è? La disgrazia, l’apocalisse di San Giovanni apostolo. Col Suo primo infettivologo, a marzo, poi premiato, ci mancherebbe altro, si è rimpianto financo il Manzoni con la peste milanese, referti che non giungevano (neanche ora) e custoditi dalla Sociologa-Prisma (che c’entra?), focolai a Belcolle ed alla Cittadella, oscurati fino all’ultimo, ma ora siamo saliti di livello. Luminari della Scienza Medica che liberano 250 delinquenti come fossero cresimandi, ma soprattutto nessun viatico ovvero insegnamento per evitare il caos attuale della prevista “seconda ondata” trascorsa tra premi, brindisi e medaglie.

Il Direttore facente funzioni di Belcollege saluta e se ne va, a via Fermi in troppi sono a chiedersi “Che facciamo?”, ed ecco la miracolosa uscita delle indicazioni per entrare e perdersi alla Cittadella viterbese: ormai un labirinto da Luna Park tra divieti, scale A e B (quali sono?), percorsi, ascensori, passaggi obbligati e salti della morte, immergendosi nei miasmi del Covid-19: ci sono più positivi che agli Infettivi. Prevenzione 0: non solo la prevenzione istituzionale sui luoghi di lavoro (se schiaffano ancora i Medici al TIC-TOC) ma quella per questo dannato virus che fará saltare il banco.

La periferia non è da meno: ricorda, egregio Direttore Generale, il caso del Poliambulatorio fantasma di Civita? Vediamo se avremo il dovuto seguito, come non ci fu per lo scandalo degli esami facili a Medicina Protetta. Non ci si vede chiaro su molti aspetti del Suo Regno: quasi € 400.000,00 di incarichi all’avvocato Bececco, ternana come Lei, ed agli avvocati Confessore e Russo Valentini ? Di più o di meno? Lei ha pagato un Disaster Manager per redigere un Piano dell’Emergenza che non prevedeva il rischio pandemico, vero? E del resto per quanti anni siamo stati senza DVR, ovvero non aggiornati, praticamente ovunque? E quanti lavoratori, per queste inefficienze organizzative, ma istituzionalmente dovute, essendoci un servizio aziendale dedicato con tanto di Responsabile, si sono visti riconoscere una o più malattie professionali?

E fermiamoci qui, caro Direttore, ma lasci stare, non è cosa per Lei la Sanitá Pubblica, ci sono altre prioritá che La attendono. A Viterbo è calato definitivamente il sipario sulla sua Odissea, perchè di questo si è trattato: un viaggio fino all’ultimo girone dell’inferno sanitario, ovvero la malasanità.

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