La Befana vien di notte, fra tradizione e poesia

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Quante volte l’abbiamo attesa!
La nostra Befana non portava un cappellone da strega, ma un semplice fazzoletto alla contadina; era una povera, simpatica e buona vecchietta. Portava arance, fichi secchi e giocattoli (al posto di Babbo Natale).
La sua origine si perde nella notte dei tempi, discendendo da tradizioni magiche forse precristiane, prima di fondersi con elementi folcloristici e cristiani (l’arrivo dei Magi da Gesù).
È un personaggio di fantasia legato quindi al folklore popolare, derivato probabilmente da antichi riti pagani propiziatori legati all’agricoltura e ai cicli stagionali. Per questo si brucia nei falò e ardono fuochi la notte della Befana. Passa attraverso la cappa del camino, incontro fra cielo e terra, e si sporca di fuliggine, ma è contenta ugualmente di portare dolci ai bimbi.
Si diceva in passato che la notte dell’Epifania fosse una notte magica, in cui parlavano gli animali e le stelle erano più luminose.

La figura della Befana potrebbe (il condizionale è d’obbligo) collegarsi ad alcune divinità celtiche, germaniche o romane, protagoniste di riti risalenti addirittura al secolo VIII a.C. Ne abbiamo un esempio nell’antica Perchta “La Splendente“, divinità della tradizione alpina pre-cristiana dalle sembianze di giovane donna o di smunta vecchina.

Guardiana del mondo animale e della Natura, Perchta percorse i secoli entrando a far parte del folclore bavarese, austriaco e di alcune regioni del Nord Italia. Si diffuse la credenza che Perchta nei panni stracciati di un’anziana gobba e dal naso adunco, sorvolasse di notte i campi per favorirne la fertilità. Infine visitava le case durante i Dodici giorni tra il Natale e l’Epifania lasciando una moneta ai bravi bambini. Il culto “pagano” di Perchta venne condannato ufficialmente in Baviera nel 1468.

A Roma, nell’antichità, nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la rinascita della Natura. Si diceva che alcune figure femminili volassero sui campi per propiziare i raccolti. Sembrerebbero le antenate della nostra Befana. Tale “fenomeno divino” fu associato a Diana, Dea delle selve e protettrice degli animali (da notare il collegamento con Perchta). Solo più tardi subentrarono altre Dee: Abbondanza, custode della cornucopia e Satìa, Dea della sazietà.

“La Befana” di Giovanni Pascoli è una lunga poesia che racconta la figura della Befana e la festa che la celebra.

Ecco il componimento.

“La Befana”

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso, or più lontano.
Piano, piano, piano, piano.
Chi c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Chi c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda… Tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda… Ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! Tre calze e tre lettini…
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolano le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitano le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra:
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… Tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana va sul monte.
Ciò che vede e ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte

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