La Bella Galiana: Matilde è sorpresa ad origliare alla porta. Lo fa sempre!

Un nuovo episodio delle avventure della bella Galiana in questa puntata della rubrica "Viterbo, la meravigliosa storia", a cura di Giovanni Faperdue

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sagginiRiassunto delle puntate precedenti: Dopo il naufragio e la cattura del porcellino dalle candide setole, siamo giunti alla nascita di Galiana. La piccola risponde ad una carezza del padre, con un bel sorriso. Messer Rollando di Veralducci dei Brettoni, in quel momento decide di chiamarla Galiana, come sua nonna. Poi Osire traccia la Carta Natale astrologica della piccola Galiana e tra i tanti aspetti molto belli, ne vede uno inquietante.(Tratto dal libro “Le Nobiltà dei Viterbesi” di Giovanni Faperdue. Il disegno della Bella Galiana è di Carita Lupattelli).

 

La piccola Galiana, dopo la poppata succhiata avidamente dalla mammella gonfia di latte di Donna Costanza, si addormentò e fu affidata alla fantesca che la depose, con molta cautela, nell’artistica culla in massello di castagno, scolpita dal maestro d’ascia Orfeo. Rollando e Costanza, quella notte, dopo il parto, riposarono l’uno nelle braccia dell’altra, perché avvertivano entrambi la gioia interiore dell’arrivo di Galiana.Il mattino successivo quando Rollando transitò nelle stanze del  piano terreno incontrò Osire che, dopo averlo salutato, gli mostrò orgoglioso un grosso rotolo di pergamena dicendogli:“Qui c’è tutto il tema natale della vostra bellissima figliola Galiana”. “Che cos’è Osire un  tema natale?”, chiese il nobile incuriosito. “E’ la posizione delle stelle e degli astri al momento della nascita ed il loro significato astrologico”.

 

“Quello che mi dici è interessante. E, dimmi Osire, che cosa hai ricavato dalla lettura di questi astri? Sono cose belle? Perché mia figlia Galiana è molto bella”. Quando il padre nominava la piccola Galiana, si trasformava completamente: il volto s’illuminava e un largo sorriso spuntava sul suo viso. “Osire voglio che tu dia lettura di questo tema natale alla presenza di Donna Costanza. Perciò, oggi nel pomeriggio, ti manderò a  chiamare, appena mia moglie avrà dato la poppata a Galiana”. “Ai vostri comodi mio signore”, rispose Osire, cedendo il passo, contento che il suo padrone e signore avesse espresso il desiderio di ascoltare quello che lui aveva studiato per Galiana. Osire, adesso non stava più nella pelle e, chiusosi nella sua stanza cominciò a leggere ad alta voce la carta natale come per fare le prove generali di quanto avrebbe detto nel pomeriggio. “E Saturno in casa quinta? Glielo dico o non glielo dico?” s’interrogava. Poi, dopo una pausa, si rispondeva: “No. Meglio non dirlo. Le notizie che non sono buone si fa sempre in tempo a dirle”. “Poi, – proseguiva sempre ad alta voce – devo aspettare la risposta del mio amico Filieh Sarhò”.

Mentre così parlava, una fantesca si era messa ad origliare alla porta, curiosa di scoprire chi fosse mai la persona che in quel momento si trovava nella stanza d’Osire. Certamente non c’era nessuno, ma il tono della voce del matematico e l’intonazione con la quale parlava a sé stesso, sembravano denotare, proprio, la presenza di qualcuno. Matilde, nel dubbio, era tutta tesa ad origliare per riuscire ad ascoltare le risposte dell’interlocutore che, però, non arrivavano mai. Insomma, ci vollero più di una decina di minuti perché la donna si convincesse che, in quella stanza, Osire era solo. Un rumore, appena appena percepito dal matematico, proveniente dalla porta della sua stanza, lo insospettì. Quando l’uomo aprì la porta, alla quale si era avvicinato con passi felpati, si accorse con imbarazzo, che Matilde stava origliando attaccata al legno della serratura. “Che cosa fai, dunque, davanti alla mia porta? Stai forse origliando?” domandò l’astrologo con un tono di rimprovero. (continua)

 

 

 

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