La bella Galliana e il quaderno segreto con la copertina nera

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Fuga di torri a Porta Faul

Un giorno, ormai lontano, frugando in un canterano, nella cantina della casa dei nonni, cercando tra le cose vecchie e polverose, ho ficcato il naso all’interno di una vecchia borsa di cuoio molto rovinata, ed ho trovato il quaderno a quadretti, con la copertina nera, con molte pagine riempite dalla grafia minuta e ordinata della mia antenata: era la storia della Bella Galliana.

Quel materiale aveva per me un valore inestimabile perché mi faceva rivivere tutti i ricordi della prima giovinezza, quando la nonna spesso, mi raccontava della Bella Galliana.

Ricordo che me ne parlava quasi sottovoce, come fossero storie segrete, perché molte delle cose che raccontava le leggeva, appunto, da questo vecchio quaderno a quadretti, con la copertina nera. In questo vecchio e consunto fascicolo, pieno di notizie e d’annotazioni, la mia antenata aveva diligentemente trascritto tutta la vera storia della Bella Galliana leggendola tra le vecchie carte di un nobile viterbese, che aveva servito come governante, per diversi anni.

Via Bellavista

Quella valigia di cuoio consunto dove il Nobile teneva quelle vecchie carte, che ogni tanto andava a consultare, era spesso oggetto d’attenzione da parte della mia antenata. Lei, nel primo pomeriggio, attendeva pazientemente che il conte andasse a riposare e, di soppiatto, si recava nella stanza dove era custodita la valigia per  leggere tutte quelle pagine che contenevano la  vera storia della Bella Galliana.

Un giorno però accadde l’imprevisto. Il Conte non riusciva a prendere sonno e allora si diresse verso lo stanzino adiacente alla biblioteca, per rileggere le antiche carte della sua famiglia, e per poco la nonna, non fu scoperta. Sentendo i passi del Nobile che si avvicinavano, essa mise a posto come poté le carte che stava leggendo, e chiuse la valigia lasciando, però, un foglio per metà dentro e per metà fuori.

“Strano questo foglio metà dentro e metà fuori – disse tra sé e sé l’uomo – certamente, qualcuno deve avere ficcato il naso qui dentro”. Allora s’inquietò e uscì a grandi passi dalla stanza cercando il maggiordomo, perché raccogliesse tutta la servitù nel salone di rappresentanza.

Quando furono tutti riuniti così parlò:

“Mi sono accorto che qualcuno in questa casa, è andato a rovistare nella valigia di cuoio ove custodisco alcune carte con i ricordi della mia famiglia. Dovete sapere che se scopro chi è stato, lo licenzierò in tronco, e lo denuncerò ai carabinieri perché ha violato i ricordi della mia dinastia”.

“Da oggi la stanza sarà chiusa a chiave e la chiave sarà custodita da Giulia la governante (appunto la mia antenata), che sarà responsabile d’eventuali intromissioni. Ora andate e, mi raccomando, smettete di frugare tra le mie cose!”

Una raffigurazione della Bella Galiana

Detto questo, soddisfatto, rimandò la servitù allo svolgimento delle loro mansioni e si diresse nel parco, dove amava fare lunghe passeggiate osservando attentamente ogni albero e ogni cespuglio, con i quali intratteneva un rapporto personale.

Il Conte annoverava, con orgoglio, tra i suoi antenati la Bella Galliana. La mia trisavola Giulia, nutriva molto affetto nei confronti del nobile, ma la sua curiosità su quest’argomento, era certamente, più forte del sentimento che provava per lui.

Ormai sono passati tanti anni e il Conte e la mia antenata sono morti. Allora ho pensato bene di riscrivere questa storia meravigliosa, piena di superba bellezza, d’incomparabile amore, di punizioni medievali e di sangue innocente, che si svolge nella Viterbo del dodicesimo secolo, quando le case erano poche, le superstizioni ancora molte, ma l’amore, l’amore vero, era una delicata ampolla, che conteneva mescolate tutte le gioie e tutti i dolori, esattamente, come quello dei nostri giorni.

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