La cattiveria umana non ha limiti: dalla bambina uccisa in Pakistan all’elefantessa in India, storie che fanno vergognare di appartenere al genere umano

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La cattiveria umana non ha limiti: dalla bambina uccisa Pakistan all’elefantessa in India,  storie che fanno vergognare di appartenere al genere umano

“Homo homini lupus”.
La cattiveria umana non ha limite quando si sfoga con i soggetti più deboli, siano essi persone o animali. Si leggono a volte storie così raccapriccianti da farci vergognare di appartenere al genere umano.

Zohra, una bambina di soli otto anni, domestica a Rawalpindi, in Pakistan, sarebbe stata torturata a morte dai suoi datori di lavoro per aver accidentalmente fatto volar via i loro pappagalli dalla gabbia.
Secondo le indagini della polizia, l’ultimo giorno di maggio Zohra Shah è stata torturata per “aver liberato accidentalmente due pappagalli dalla gabbia”.

La bambina è stata portata dai suoi datori di lavoro in un ospedale di Rawalpindi, ma, a causa delle gravi lesioni al viso, alle mani, sotto la gabbia toracica e alle gambe, la piccola Zohra è morta lo stesso giorno.
La polizia ha arrestato entrambi gli accusati che hanno ammesso di aver torturato la bambina. Gli imputati si trovano ora in custodia cautelare.

Zohra Shah era nata in una famiglia povera della città di Kot Addu nella provincia del Punjab, ed era stata assunta come domestica e baby sitter da una coppia per prendersi cura del loro bambino di un anno. I datori di lavoro le avevano promesso che in cambio avrebbero provveduto alla sua istruzione.

Il rapporto post mortem della bambina ha confermato che Zohra è morta a causa delle ferite inflittegli. Non si esclude che abbia subito anche un’aggressione sessuale, suggerita da alcune ferite alle cosce. La polizia ha inviato campioni da analizzare per confermare o meno la violenza. Dal mondo indignato si chiede giustizia.

Un’altra vicenda che ha scosso tutti, è stata la storia dell’elefantessa incinta, dilaniata dai petardi contenuti in un ananas datole da mangiare da qualche viscido essere che definire “umano” è troppo.

All’apparenza, l’essere umano sembra essere biologicamente orientato verso la socialità, l’empatia e l’attenzione ai propri simili. Solo in questo modo è possibile sopravvivere come gruppo e progredire come specie. Tuttavia, sappiamo per certo che la cattiveria umana esiste e gli scienziati sono persino riusciti a comprenderne l’origine comune in grado di darle una spiegazione, chiamata fattore D.

Il male può avere numerosi volti. Philip Zimbardo, psicologo sociale ed ex presidente della American Psychological Association (APA) sottolinea che, alla base della cattiveria, non c’è solo il semplice desiderio di sminuire, umiliare, controllare e fare del male ai propri simili.

Il fattore D determina la tendenza psicologica ad anteporre sempre i propri interessi, i propri desideri e le proprie ragioni personali rispetto a qualsiasi altra cosa, che si tratti di persone o altre circostanze poco importa. Allo stesso tempo, racchiude l’ampio spettro di comportamenti che identificano la cattiveria umana.
Quali sono le caratteristiche del fattore D?

Egoismo, machiavellismo (tipico delle persone manipolatrici, distaccate e dalla mentalità strategica che antepongono sempre i propri interessi), assenza di Etica e senso morale, narcisismo, superiorità psicologica, psicopatia. (deficit affettivo, scarsa empatia, insensibilità, tendenza a mentire, impulsività), sadismo (tendenza a infliggere senza indugio dolore agli altri attraverso aggressioni di vario genere), interessi sociali e materiali.

In ambito filosofico, secondo Thomas Hobbes, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco. Nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri.

Da ciò deriva che un tale stato si trovi in una perenne conflittualità interna, in un continuo bellum omnium contra omnes, nel quale non esiste torto o ragione (che solo la legge può distinguere), ma solo il diritto di ciascuno su ogni cosa (anche sulla vita altrui).

Scrisse Albert Einstein :”Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”

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