La didattica in presenza è pura follia: ecco la prima classe in quarantena

Aziende e familiari in difficoltà economiche potrebbero pagare a caro prezzo la scelta di ritornare in aula

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Non ci è voluto molto per arrivare a vedere la prima classe posta in quarantena per un singolo caso di Covid19, situazione senz’altro prevedibile già alcune settimane fa. Ciò che sorprende è effettivamente la velocità con cui ciò sia accaduto, segnale di un evento che potrebbe ripetersi in quantità enormi con la ripresa della didattica in presenza. E pensare che moltissime scuole, più della metà senz’altro, non abbiano o abbiano appena cominciato la propria attività!

L’evento a cui si fa riferimento è quello di una bambina (4 anni, Pavia) risultata positiva al Coronavirus e causa, dunque, di una misura di quarantena per la totalità della classe d’asilo.

Da un punto di vista della diffusione epidemiologica questa ripresa dell’attività didattica appare come pura follia: i casi di classi poste in quarantena, con, conseguentemente, le famiglie di ogni alunno (circa 20 alunni per classe moltiplicati alla composizione media di familiari di circa 4 persone = 80 individui “a botta” + eventuali link di contatti) porteranno a (evitabilissime) quarantene localizzate che metteranno (di nuovo) a dura prova tutti coloro che hanno un’azienda personale o una partita iva, e si vedranno costretti a chiudere, e tutti coloro che sopravvivono con contratti di provvigione o presenza (come quelli di prestazione occasionale).

Fatte queste considerazioni e osservato come sia già stato messo in atto il piano-bonus per le famiglie con gravi difficoltà economiche in merito ai device digitali, è inevitabile arrivare alla conclusione (inattaccabile) di quanto un ritorno alla didattica online sia, in questo momento, la via più adatta per evitare una nuova regressione economica diffusa.

Uno dei problemi maggiormente presentati in questo senso dalle famiglie non è prettamente attinente alla questione formativa: ciò che più, tramite soprattutto i social, si evince, è un dibattito legato al “dove scaricare i figli durante l’orario di lavoro“, questione che sicuramente sarebbe meritevole di attenzione per il governo e che, tuttavia, se comparata alla possibilità di dover stare rinchiusi in casa un mese (o più) senza lavoro e prospettiva economica, diventa sicuramente un problema minore e maggiormente risolvibile.

Gli sviluppi auspicati dal PNSD del 2015, che hanno ricevuto un’accelerazione dopo il lockdown dell’inverno scorso, possono certamente essere ancora di più implementati nei mesi che ci attendono, per arrivare finalmente a un livello di didattica digitale in linea con i paesi maggiormente sviluppati.

Tra coloro che opporranno resistenza, probabilmente, ci saranno molti insegnanti di vecchia data che non vogliono (per proprio capriccio personale) avvicinarsi ai nuovi metodi della didattica: potrebbe essere questa l’occasione per sfoltire un po’ lo strabordante comparto scolastico da ex-professionisti ormai non-idonei (culturalmente, professionalmente e mentalmente) e dare preziosi posti di lavoro a chi invece è pronto e si appresta a combattere con le nuove sfide educative.

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