Sabato amministratori e comitati hanno ribadito le motivazioni contro il deposito nazionale nella Tuscia

“La difesa del territorio non ha colore”, da Tuscania l’appello a tutti i sindaci per il No ai rifiuti radioattivi

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Evitare il rischio che la Tuscia ospiti il deposito nazionale per lo stoccaggio di scorie nucleari. Tutelare il territorio è un problema che riguarda tutti, non solo alcuni Comuni.

E’ la critica giunta da diversi sindaci delle aree individuate dalla Sogin per la costruzione dell’impianto, durante l’incontro tenuto sabato a Tuscania.

Nonostante il rischio concreto per la Tuscia, a fronte dei 22 siti ritenuti idonei sui 67 individuati a livello nazionale, neanche un terzo dei Comuni del Viterbese ha presentato opposizione.

Una contrarietà al deposito, si è stigmatizzato nell’incontro di Tuscania, espressa magari con ordini del giorno nei consigli comunali ma non con atti concreti come la presentazione di osservazioni e pareri di tecnici ed esperti.

Una stigmatizzazione che ha riguardato anche la Regione che, pur avendo sempre dichiarato che il Lazio è indisponibile a ospitare il deposito, secondo il professore e presidente di Montalto Futura Angelo Di Giorgio “non ha poi riempito di contenuti”.

Tra i motivi di opposizione, Di Giorgio ha sottolineato l’incoerenza fra il quadro normativo e la progettualità della Sogin e l’assenza di valutazioni sia in termini di danni economici che di impatto sulla salute delle popolazioni residenti nelle aree individuate.

Ai 14 Comuni che insieme alla Provincia hanno presentato opposizioni alla realizzazione del deposito nella Tuscia, sabato si sono aggiunti Canino e Vetralla pronti a mobilitare i propri tecnici.

Il tempo però stringe, martedì 9 novembre è fissato il seminario nazionale Sogin dedicato al Lazio, anche se in realtà è solo la Tuscia a essere nel mirino, per le audizioni delle parti interessate.

E una mobilitazione massiccia da parte dell’intero territorio potrebbe avere un peso più significativo quando la documentazione raccolta dalla Sogin sarà sottoposta all’attenzione del ministero alla Transizione ecologica che, di concerto con quello alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, deciderà sull’ubicazione definitiva del deposito.

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