Viaggio di una viterbese nella Dolce Vita romana

Cambiata e rimpicciolita. Ma c’è ancora… Solo che se la stanno portando via

Com'è cambiata oggi la Dolce Vita romana? Emiri, sceicchi, miliardari russi e asiatici la stanno comprando pezzo a pezzo. La la Via Veneto celebrata da Fellini ha cambiato faccia. Ripercorrerla significa comprendere che lo stile italiano ha mutato look.

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Anita Ekberg nella fontana di Trevi durante una scena del film la dolce vita

Si sta svolgendo  a Roma la 14ª edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 17 al 27 ottobre, presso l’Auditorium Parco della Musica.

Anche in questa edizione, per il quinto anno sotto la direzione artistica di Antonio Monda, non ci saranno cerimonie e premi, a eccezione del Premio del pubblico BNL.

La festa del Cinema richiama alla mente la Dolce Vita romana.

La sensuale Anita Ekberg immersa nella stupenda fontana di Trevi mentre richiama a sè Marcello Mastroianni; il fotografo Rino Barillari a caccia di star da immortalare; le feste; i salotti in cui politica, arte e fermenti letterari si fondevano; via Veneto; il Piper: le parole Dolce Vita ricordano queste immagini.
Erano gli anni ruggenti per l’Italia: dopo il periodo di miseria e la distruzione della guerra, il nostro Paese iniziava finalmente a conoscere il benessere economico grazie al boom dei mercati e dell’industria.

Ma com’è cambiata oggi la Dolce Vita romana?

Emiri, sceicchi, miliardari russi e asiatici la stanno comprando pezzo a pezzo. La la Via Veneto celebrata da Fellini ha cambiato faccia. Ripercorrerla significa comprendere che lo stile italiano ha mutato look.
E i salotti romani in cui si intrecciavano politica, arte, cultura e divertimento?

Spesso oggi, le feste, in cui le signore sfoggiano ancora mise eleganti e a tema e le sfilate di moda sono comunque destinate a scopi benefici. Solidarietà è la parola d’ordine, ma anche promozione delle eccellenze e dei prodotti locali; diffusione della cultura, ma soprattutto della condivisione, della pace e dell’aiuto verso il prossimo. Gran parte dei proventi delle feste e delle riffe viene oggi devoluto in beneficenza .

Nei salotti romani si discute ancora di politica, di cultura, di arte, di libri, di poesia: un forte fermento anima la capitale, malgrado il degrado di strade, periferie e intrighi di palazzo.

La Dolce Vita romana di oggi reinterpreta, in chiave contemporanea, l’ideale rinascimentale del “bello”: il bello è una manifestazione del bene e ciò che è bello è anche bene. Non si tratta di “eventi” ma di vere e contagiose interazioni con il bello e le sue molteplici sfumature. In fondo è qui la vera lezione di stile: imparare a vivere bene, aiutando gli altri.
Per una viterbese, che da Roma dista 60 km di curve e anni luce, con un treno che impiega quasi due ore a percorrere il tratto che separa la Città dei Papi dalla capitale, conoscere questa realtà è coinvolgente.

Lo stile non s’impara: ma aprire il proprio orizzonte provinciale verso uno stile culturale, di moda, mondano sì, ma soprattutto “umano” e umanitario è certamente un arricchimento.

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