La Frontini a testa bassa sul caso Barbieri: “Sindaco e assessore chiariscano”

La procura indaga su un presunto falso in atto pubblico contro il titolare del Patrimonio

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“Se penso che, con quel testo, stavano per mettere in vendita la chiesa della Pace, patrimonio della città e attuale sede del Sodalizio dei facchini, mi viene la pelle d’oca”. La quasi sindaca Chiara Frontini (perse per una manciata di voti il ballottaggio con il primo cittadino forzista Giovanni Arena), consigliera di minoranza al Comune di Viterbo, commenta l’indagine contro l’assessore Paolo Barbieri per falso in atto pubblico. Secondo la procura, il titolare del Patrimonio avrebbe aggiunto un “3” davanti all’importo di un immobile (passato da 19mila a 319mila), e aver così tentato di gonfiarne il valore.

“Facemmo (la Frontini e altri quattro consiglieri di opposizione, ndr) partire l’esposto perché, a seguito di tale macroscopica svista, i capigruppo firmatari di maggioranza dichiararono, a verbale, che il testo era stato manomesso successivamente alla loro firma – continua la Frontini -. Sono fatti che non possono accadere, perché se non ce ne fossimo accorti in tempo ci sarebbe andata di mezzo la città, perdendo un bene storico e identitario importante”.

L’esponente di Viterbo 2020 entra anche nel merito dell’indagine: “La magistratura, nella quale abbiamo massima fiducia, accerterà i fatti e tutti sono innocenti fino a prova definitiva del contrario. Tuttavia, è inaccettabile che un fatto nato in Consiglio comunale sia rimasto nascosto allo stesso: non pensino (quelli della maggioranza, ndr) che non chiederemo spiegazioni. Alla prima seduta utile Barbieri chiarisca la sua posizione, è grave che né lui né il sindaco, che non perde occasione per aprir bocca e dar fiato, non lo abbiano già fatto visto che ci siamo riuniti già due volte negli ultimi 20 giorni, quando – da quanto apprendiamo dalla stampa – sarebbe stato consegnato l’avviso di garanzia. Non siamo di certo noi a dover entrare nel merito della rilevanza penale, ma di certo non ci sottrarremo a una valutazione politica dei fatti, dopo aver ascoltato cosa ha da dire all’organo consiliare. Tanto per cominciare, leggere le dichiarazioni del legale dell’assessore che sminuisce la vicenda perché l’emendamento è stato ritirato non è un buon inizio. E’ stato ritirato perché il regolamento non prevedeva il sub-emendamento, considerato che scoperta ‘la svista’, la chiesa della Pace andava ovviamente sanata”.

La Frontini conclude ponendo l’accento sul peso politico e amministrativo della questione: “Si tratta comunque della presunta manomissione di un atto già protocollato che avrebbe potuto causare un danno imponente se non ce ne fossimo accorti per tempo”.

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