La “grande ala” all’asciutto e sudicia. Venga ristabilita la fontana del Sacrario, per onore alla memoria

Purtroppo spesso è dimostrato come le persone siano di memoria estremamente breve, riuscendo a dimenticarsi persino della cura di quelle opere che, proprio la memoria, dovrebbero onorarla e mantenerla "fresca"

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Viterbo, una città antica, arricchita di elementi artistici e storici che la rendono tra le più suggestive del centro Italia.

Tra le tante opere che abbelliscono la Città dei Papi vi sono le numerose fontane storiche, sparse su tutto il territorio urbano. Tra le più importanti quella di Piazza del Sacrario, dedicata ai paracadutisti d’Italia ed inaugurata 53 anni fa in memoria dei caduti della battaglia di El Alamein.

Ideata da Paolo Caccia Dominioni – militare, scrittore, ingegnere e disegnatore – e lavorata con la collaborazione dello scultore Vittorio di Colbertaldo, la grande ala che si staglia sulla piazza, anche detta dei Caduti, sovrasta una fontana. Un monumento che dovrebbe significare ricordo e rispetto per quegli italiani che, con eroico coraggio, hanno sacrificato la loro vita per la nostra patria.

Purtroppo, però, spesso è dimostrato come le persone siano di memoria estremamente breve, riuscendo a dimenticarsi persino della cura di quelle opere che, proprio la memoria, dovrebbero onorarla e mantenerla “fresca”.

E’ proprio il caso della grande fontana di Piazza del Sacrario che, da tempo ormai, è vuota e sudicia. Le sue condizioni di trascuratezza, già nella scorsa settimana, avevano destato non poco stupore in coloro accorsi alla commemorazione e deposizione della corona di alloro alla memoria dei parà.

Dal momento in cui la memoria non va infangata e, allo stesso modo, i suoi simboli vanno preservati e rispettati – a maggior ragione se in quantità di opere d’arte – sarebbe il caso di introdurre un’iniziativa in grado di risolvere il problema. Perché non assegnare la manutenzione della grande ala, chiaramente scadente al momento, all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia? Potrebbe essere un buon modo per restituire alla memoria lo splendore che le spetta, anche nelle menti dei più “smemorati”.

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