“La Maidalchina, una villa di campagna nella Viterbo del Seicento”

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L’architetto Giovanni Cesarini e lo storico dell’arte Giorgio Felini, due menti e quattro mani che lavorano, ma anche anni e anni di studio e approfondimento.

Cosa ne risulta?

Un prezioso volume pronto per le stampe, in grado di conoscere e recuperare un tesoro viterbese.

“La Maidalchina, una villa di campagna nella Viterbo del Seicento”, questo è il titolo del libro che intende onorare una struttura oggi quasi dimenticata.

“La Maidalchina è senza dubbio la costruzione più importante tra quelle intraprese dalla nobile famiglia, la più ambiziosa, in grado di misurarsi con le grandi ville sorte nella Tuscia alla fine del Cinquecento. La fabbrica, iniziata nei primi anni del XVII secolo, raggiunse il suo massimo splendore attorno al 1650; fu oggetto di significativi interventi nei primi decenni del Settecento e concluse la sua storia nell’Ottocento, quando da ‘Villa di delizie’ fu trasformata in podere agricolo”, così dichiarano gli autori.

 

Si tratta di una delle più lussuose residenze suburbane della famiglia Maidalchini. La sua memoria è ancora oggi presente nella toponomastica della città: il quartiere Barco infatti, prende il nome proprio dal parco recintato che serviva la residenza.

 

 

L’edizione del volume è stata affidata a Edizioni Archeoares, casa editrice che da anni si occupa di saggistica a carattere storico, archeologico e artistico.

 

“Abbiamo immediatamente accettato la proposta soprattutto in considerazione del valore scientifico e culturale della ricerca condotta da Cesarini e Felini”, ha dichiarato Gianpaolo Serone, responsabile editoriale di Edizioni Archeoares.

E continua, “In accordo con gli autori e con la Fondazione Cavallini-Sgarbi, proprietaria del bene, che ha avuto il grande merito di recuperare e restaurare parzialmente la struttura, abbiamo intrapreso una campagna fotografica che servirà come archivio di immagini anche per lavori futuri e per dare al volume una prestigiosa appendice fotografica”.

Non manca poi, ad impreziosire il testo, anche un intervento del prof. Vittorio Sgarbi che, fra i primi, ha posto l’attenzione su questo gioiello dell’architettura e dell’arte figurativa del Seicento

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