La mascherina c’è ma non si vende: il no dei farmacisti ai 50 cent

Il prezzo calmierato dal Governo ha scatenato la protesta dei rivenditori che si lamentano una eccessiva differenza con il prezzo d'acquisto.

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Fonte: Affari Italiani

Le mascherine, negli ultimi tempi, sono diventate le protagoniste di accesi dibattiti e roventi polemiche.

Se, fino a qualche settimana fa, il problema più grande era legato al fatto che non erano disponibili negli scaffali dei rivenditori e ciò ha determinato un innalzamento dei prezzi al consumo, ora il dibattito si è spostato sul fronte opposto: quello di un costo troppo basso.

Il Governo, infatti, con le ultime disposizioni, ha fissato un prezzo calmierato di 0,50 + iva a mascherina, siglando, allo stesso tempo, un accordo con Federfarma per garantire ai farmacisti il ristoro della differenza tra la vendita e l’acquisto fino al 27 aprile.

Il provvedimento, inaspettato, ha determinato ovunque ripercussioni simili.

In moltissime farmacie, anche della Tuscia, infatti, le mascherine ci sono ma non vengono vendute a chi le richiede.

“Troppo basso il prezzo di fornitura al cliente, molto distante da quello a cui abbiamo acquistato” – si giustificano i rivenditori.

L’annuncio di Conte, insomma, ha mandato il tilt il mercato: scorte che rimangono in casa e consumatori che si rivolgono a mercati “paralleli” pur di avere la tanto agognata mascherina, pagandola, troppo spesso, a prezzi esorbitanti.

Le maggiori raccomandazioni in vista della Fase 2, del resto, sono proprio relative all’uso di mascherine e distanziamento.

Il blocco della vendita, con il 4 maggio alle porte, è sicuramente destinato a creare ulteriori problemi in un momento storico di forte criticità.

 

 

 

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