L’ultimo fantozziano valzer dei Cinque Stelle: vogliono discutere in Europa una riforma che non esiste. I grillini regalano l’Italia agli squali della finanza europea

La Mes è finita!

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Alla fine è andata come doveva andare, come tutti, in fondo, sapevamo che andasse. Nessuna congiura di palazzo nei confronti di Conte, nessun franco tiratore all’interno dei Cinque Stelle, nessun dispetto di Renzi agli alleati.

Il Parlamento ha dato il via libera alla riforma del Mes, regalando de facto il destino politico ed economico dell’Italia ai tecnocrati dell’Ue. La cosa francamente incomprensibile è che, a questo punto senza un briciolo di pudore, i grillini, anziché ammettere l’evidenza dei fatti, proseguono nel fare ció che gli riesce meglio: raccontare balle.

Dire che l’approvazione della riforma, in fondo, non vale niente è una scemenza sesquipedale. In questo articolo abbiamo spiegato le ragioni per le quali l’Italia, nelle condizioni in cui versa ad oggi, dovrebbe stare lontana dal Mes, eppure i giallorossi – ed i loro elettori – sembrano vivere in un mondo parallelo.

Proprio il più acerrimo nemico del Movimento, ossia Silvio Berlusconi, dovrebbe avere insegnato qualcosa a tutti i suoi successori. Lezione non recepita, ovviamente, né dal Pd né tantomeno dai 5s. Berlusconi ed il suo ultimo Governo scoprirono sulla loro pelle cosa vuol dire consegnarsi nelle mani dell’Unione Europea, ed il risultato fu nefasto: fine dell’epopea berlusconiana e Italia costretta a subire il catastrofico governo tecnico di Mario Monti prima di lanciarsi nel vuoto con la legislatura targata, ahinoi, Partito Democratico. A riguardo, quella specie di anatema lanciato dal deputato pentastellato Coletti sembra essere abbastanza chiaro.

Il Governo Conte è destinato a cadere, e sempre questa è una storia che i nostri attuali governanti dovrebbero aver rispolverato dal mastodontico almanacco della politica italiana: tutti i Governi che si sono poggiati su di una coalizione ambigua sono sempre caduti. Nessuno escluso. L’insegnante, anche sta volta, è “di lusso” e si chiama Romano Prodi: nel suo primo Governo fu Rifondazione Comunista di Bertinotti, contraria ad un intervento nei Balcani, a far venire giù tutto. Nel secondo, dieci anni dopo, toccó invece al bipolare Mastella, unitamente a Dini, fare lo sgambetto.

Non c’è dubbio che Conte ed i suoi alleati, ieri, abbiano segato lo stesso ramo sul quale sono seduti. Questa volta però, a differenza dei suoi predecessori, a far abdicare Conte sarà un mix di circostanze: quella economica, quella sociale e quella legata alla politica estera. Le irrequiete acque economiche nelle quali l’Italia sará costretta a navigare nei prossimi anni (verosimilmente nel prossimo biennio), costringeranno l’esecutivo a recarsi a Bruxelles con il cappello in mano per chiedere una mano, ovviamente rappresentata dal Mes. Conte potrebbe dover lasciare lo scranno potenzialmente da un momento all’altro, constatato che Renzi è pronto a colpire in ogni momento ma, se dovesse resistere almeno altri due anni, sarà costretto a sbugiardarsi. La spaccatura nel tessuto sociale italiano farà il resto, non è un mistero che molti italiani siano sull’orlo della disperazione per via della crisi e lo spaccato analizzato dagli esperti ci descrive quella italiana come una società lacerata fino alle ossa. La mazzata finale al Governo Conte la darà infine la politica estera, con Pd, 5s, Italia Viva e Leu divisi praticamente su tutto. In tutto questo, Luigi Di Maio, titolare della Farnesina, è praticamente nullo dato che anche Haftar si permette di trattarlo alla stregua di un maggiordomo. Un esecutivo che agli occhi del mondo è debole non puó andare lontano. Conte e i giallorossi cadranno sicuramente, il problema è capire quando questo accadrà.

Ritornando al Mes, se conoscete qualcuno che crede ancora alla favola dell’Italia che potrà farne a meno, mostrategli i dati relativi al debito, al Pil, ai consumi e allo spread. Vedrete che si ricrederanno anche i più ortodossi. Per accedere al Mes, considerato che l’Italia a meno di un miracolo non potrà mai rientrare nei parametri, ci troveremo costretti a dover ristrutturare il nostro debito pubblico. Il che, sostanzialmente, significa puntare una pistola alla nuca dei risparmiatori. Per comprendere definitivamente a cosa stiamo andando incontro basta leggere lo statuto del Mes, documento in cui viene spiegato che il tutto sarà ricalcato sul modello delle banche d’affari, come ad esempio quello del Fmi, e che è prevista l’immunità per i suoi dirigenti. L’articolo 3 del trattato istitutivo, che rimane invariato nella riforma (alla faccia dei cambiamenti), prevede che le sue risorse vengano erogate “under strict conditionality” (con condizionalità rigide).

E poi, tutti sembrano essersi scordati un piccolissimo dettaglio: uno dei relatori del Mes è il nostro attuale ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Lo stesso ministro che, per ben due volte, è andato a rassicurare l’Ue che noi accetteremo tutto quello che dovrà essere accettato, entrambe le volte senza alcun mandato parlamentare. Eppure Conte esattamente un anno fa ci raccontava l’ennesima balla, affermando che senza indicazioni dalle Camere non si sarebbe fatto nulla.

Ma che volete che sia, le balle di conte in confronto a quelle dei Cinque Stelle sono aria fritta. Quelli che millantavano di voler cambiare il Paese sono finiti per cambiarlo ma in peggio, cambiando idea praticamente su tutto. Tav, Tap, vaccini, secondo mandato, niente alleanze con quelli di Bibbiano, niente fondi dalle lobby ed ora anche il Mes: i repentini cambiamenti d’idea dei grillini sono innumerevoli. Speriamo almeno ci risparmino la patrimoniale, ma i segnali lanciati dal loro filantropo Marco Travaglio non sono per nulla incoraggianti.

Grillo ed i suoi hanno svenduto la loro dignità in nome del mastice che li tiene incollati alle poltrone, trattando i loro elettori come degli idioti a cui si puó raccontare tutto ed il contrario di tutto. Ora vogliono anche far credere che l’Europa starà ad ascoltarli sulla loro utopistica idea di un Mes senza condizioni, idea irrealizzabile in quanto violerebbe un principio fondante dell’Unione.

Cari elettori pentastellati, la Mes è finita, andate in pace.

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