Il carteggio inedito Primo Levi-Roberto Vacca, i premi “Caro poeta” e “Tronco d’autore”. Gran finale alla Commenda.

“La parola che non muore”… E i progetti che fervono. A Norchia la nuova avventura?

Ieri mattina alla Commenda il Festival di Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca ha onorato la “parola che non muore”, capace di unire passato, presente e futuro e di gettare ponti tra le generazioni oltre i limiti del tempo.

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«Se non fosse lo scrivere, avremmo notizia di poco paese, ci restringeremmo a poche conversazioni, desidereremmo poche cose, e di poche avremmo bisogno, daremmo, e ci sarebbero date poche brighe, e così (secondo me) sarebbe un bel vivere»

Chi scrive così è Annibal Caro, il grande umanista rinascimentale che nel 500 si mise a tradurre l’Eneide di Virgilio per renderne più largo l’accesso anche a chi non leggeva il latino. In questa lettera ai familiari, da cui è tratto il passo, Annibal Caro mostra allo stesso tempo di amare e odiare la scrittura, che tanta fatica e pena gli arreca. Ma lo fa come per burla, perché è evidente che invece la venera e se ne sente al servizio.

Ieri mattina anche alla Commenda – che Annibal Caro amministrò e in cui visse cinque secoli fa, e che oggi è di proprietà dell’ingegner Luigi De Simone – il Festival di Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca ha onorato la “parola che non muore”, capace di unire passato, presente e futuro e di gettare ponti tra le generazioni oltre i limiti del tempo.

Nel nome di Annibal Caro poeta, Massimo Arcangeli ha proclamato il vincitore 2019 del premio “Caro poeta”, gemellato con quello di Civitanova Marche dedicato ad Annibal Caro traduttore.

È risultata vincitrice Antonella Anedda con “Historiae (Feltrinelli), mentre Luciana Argentino, vincitrice  nel 2018 con “Le stanze inquiete” (La Vita Felice), ha ricevuto materialmente il premio, secondo l’uso del Festival che durante l’anno in corso proclama il vincitore e l’anno successivo lo premia.

Luigi De Simone ha fatto gli onori di casa, presentando quel meraviglioso punto di equilibrio tra natura e lavoro dell’uomo che oggi è la struttura turistica La Commenda, salvata dall’incuria e dall’abbandono dopo l’acquisto da parte della famiglia De Simone nel 2011.

“Pensate – ha detto De Simone – che intere generazioni di Viterbesi e Montefiasconesi non sapevano neppure dell’esistenza della Commenda, nonostante che questo territorio per 5 secoli sia stato oggetto di guerre e di contese tra Viterbo e Montefiascone.

Il premio di poesia “Caro poeta” fa parte ormai della storia di questo luogo, nel nome del suo abitante più famoso, non solo poeta e traduttore, ma grande politico e amministratore, figura eclettica tipica del Rinascimento italiano”.

Il tronco che si trasformerà in Tronco d'artista
Il tronco che si trasformerà in Tronco d’artista

De Simone ci informa che il Premio “Tronco d’artista” verrà prolungato ancora per un anno. Il tronco del secolare cedro del Libano abbattuto dal vento nel 2015 rinascerà a nuova vita come opera d’arte. “Il nome di Tronco d’artista, come tutti i nomi del Festival, è opera di Massimo Arcangeli. Ma insieme ad Arcangeli – ci informa l’ingegnere – e cercando di imbarcare con noi anche Giovanni Masotti [il direttore e editore del nostro giornale N.d.R. ], vogliamo lanciare  un nuovo progetto di valorizzazione dell’area di Norchia. Quell’area è quasi per intero di proprietà della famiglia Stelliferi, fatto che da un punto di vista operativo è sicuramente un vantaggio.”

“Insieme ad altri imprenditori abbiamo costituito l’associazione Amici di Norchia. Ci aspettiamo che anche gli enti pubblici territoriali facciano la loro parte per aiutarci a fare cultura e dare valore a tutte quelle incredibili risorse storiche e ambientali che il nostro territorio custodisce.”

Disponibile a fare rete con gli altri Comuni del territorio si è dichiarato il primo cittadino di Montefiascone Massimo Paolini. “Insieme a Bagnoregio e alla Regione anche il comune di Montefiascone ha offerto il suo patrocinio al Festival, che ha avuto l’importante merito di riuscire a coinvolgere le scuole della zona”, ha detto il sindaco. “Montefiascone – prosegue – è un punto strategico della Via Francigena, a 100 chilometri da Piazza San Pietro. Siamo pienamente convinti che sia necessario lavorare in squadra con le altre realtà del territorio. Già adesso, ad esempio, lo stesso biglietto da 5 euro può essere utilizzato per Bagnoregio, Montefiascone, Sutri e Bomarzo.”

Anche il direttore Giovanni Masotti, nel suo intervento, dice di essere rimasto colpito dalla grande partecipazione degli studenti agli eventi del Festival. “Nel corso della prima mattina, ad esempio, il Festival è proprio fisicamente entrato dentro la scuola, all’Istituto onnicomprensivo di Bagnoregio. Insieme al mio collega e amico Giovanni Morandi, inviato speciale e direttore di vari giornali, abbiamo parlato del nostro mestiere di giornalisti che ogni giorno si trovano a maneggiare parole. I ragazzi inizialmente sembravano un po’ intimiditi, ma rapidamente si sono sciolti e imparavano divertendosi insieme a noi, che dialogavamo con loro. È importante non soltanto quello che si trasmette, ma come si trasmette, come ci si rivolge ai ragazzi, accostandosi senza “prosopopea”, per usare una di quelle parolone che è opportuno usare poco, ma che è molto importante conoscere bene”.

Roberto Vacca, che non è esagerato definire un monumento vivente della cultura italiana, ha presentato al Festival la personale testimonianza del suo carteggio, ancora inedito, ma di prossima pubblicazione, con Primo Levi, uno dei grandi della nostra letteratura.

“L’opera di Levi più importante dopo Se questo è un uomo è I sommersi e i salvati, che però non è stato capita. Guardate, ci vuole dire Levi, che la barbarie non è alle nostre spalle, ed è ancora in agguato anche nel presente. Non si dice – continua Vacca – che l’Olocausto nucleare continua a minacciarci. Il potenziale distruttivo delle armi nucleari è pari a 700 chilogrammi di esplosivo a testa per ciascuno degli abitanti del globo.”

“Primo Levi ci ha spiegato il mondo in chiave morale. Per salvarci dobbiamo ciascuno saperne di più, ciascuno imparare qualcosa di più e imparare a comunicarlo. Se non lo facciamo siamo colpevoli”

Insieme a Roberto Vacca e al nostro direttore Giovanni Masotti, al tavolo dei relatori era seduto Giorgio Nisini, che ha parlato del suo ultimo libro Corrado Alvaro,Vito Laterza – Carteggio 1952-1956, frutto di una ricerca di prima mano negli archivi ancora largamente inesplorati della casa editrice Laterza di Bari.

Nisini ha ricordato altre due figure molto importanti della letteratura italiana come Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti, che hanno vissuto a Vallerano e riposano ora nel cimitero di questo paese della Tuscia. Dopo l’istituzione del premio letterario Corrado Alvaro-Libero Bigiaretti, il Comune di Vallerano, in collaborazione con UNITUS, darà vita anche al Centro Studi Libero Bigiaretti.

Come tutte le cose belle anche il Festival finisce e cala il sipario su questa sua quinta edizione. L’appuntamento, per tutti, è all’anno prossimo.

 

 

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