La Pasquetta viterbese e il rito di “rompere la scarsella”

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Viterbo- Pasquetta casalinga. Nel giorno in cui a Viterbo solitamente si “rompe la scarsella”, i cittadini quest’anno faranno il pic-nic al massimo sul balcone di casa, ascoltando bollettini e notizie sui decessi e sui contagi per Coronavirus.

Ma cos’è la “scarsella”?
È un dolce tradizionale della Tuscia, una specie di pane dolce, con al centro un uovo, che ha le forme più varie:  bambola,  cesto, borsetta, pane. La forma varia a seconda del destinatario, se maschio o femmina.

Si pensava che questo dolce  fosse di buon augurio e che l’uovo contenuto in essa, fosse simbolo di fecondità. A Pasquetta, poi, quando i viterbesi andavano nei campi a mangiare e a festeggiare, si diceva che si andava a “rompere la scarsella”.

Si rompeva per mangiarla, ma, poiché l’uovo rappresentava la fecondità, “rompere la scarsella” era un detto rivolto alle ragazze in età da marito!

Il Lunedì di Pasqua è chiamato così perché, in questo giorno, si ricorda l’incontro dell’Angelo con le donne giunte al Sepolcro. Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salòme si recarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù.

Civilmente il lunedì di Pasqua è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, e che è stato creato per allungare la festa della Pasqua, così come avviene il 26 dicembre, indomani di Natale.

A Pasquetta è tradizione fare gite fuoriporta. I viterbesi solitamente affollavano il litorale e i laghi, ma anche la Faggeta e i meravigliosi borghi della Tuscia.
Pierpaolo Pasolini  definì la Tuscia viterbese “il paesaggio più bello del mondo”.

Il Lunedì dell’Angelo è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si vogliano ricordare i discepoli diretti ad Emmaus: infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus, a pochi chilometri da Gerusalemme. Per ricordare quel viaggio si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori porta”.

Quest’anno ovviamente la tradizione è stata stravolta a causa dell’emergenza Coronavirus.
Viterbo è deserta, il litorale lo stesso, nonostante il tempo mite.
Quest’anno si romperà la scarsella a casa, dunque, in attesa di tempi migliori.

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