Ieri l'incontro con il sindaco Arena per l'accettazione formale delle deleghe e primo approccio con i documenti del settore Bilancio

“La Programmazione sarà la cifra di questo scorcio di mandato” parola del neo assessore Alessandrini

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Ieri l’incontro tra il sindaco Giovanni Arena e il nuovo assessore al Bilancio Alessandro Alessandrini.

Per potersi conoscere ma anche per l’assegnazione formale delle deleghe che, oltre al Bilancio, sono alla Programmazione e alle Partecipate.

“Un incontro molto cordiale – dichiara Alessandrini – in cui abbiamo iniziato a parlare del futuro, della programmazione, del lavoro che mi aspetta”.

“Ho accettato formalmente le deleghe a Bilancio e Partecipate e abbiamo inserito anche la parola Programmazione. E’ opportuno sottolinearla perché dà conto di un’azione più robusta. La programmazione negli enti locali è l’elemento più importante, soprattutto se accompagnato da forme di monitoraggio e controllo altrettanto attenti”.

 

Lei è di Roma, come sarà organizzata la sua presenza in Comune?

“Sarà una presenza coerente con l’incarico gravoso che ho assunto. Sono certo di onorarlo con tutto l’impegno possibile, compresa la presenza. E’ vero sono di Roma ma è un fatto altrettanto oggettivo che con la carica accetto anche le modalità di arrivare a Viterbo, di svolgere il mio lavoro e tornare a casa. Almeno questo all’inizio è l’intendimento, poi nella vita ci sono sempre dei momenti straordinari e allora magari cercherò di organizzarmi diversamente”.

 

A Viterbo assessore in quota Lega, a Guidonia in quota M5s sempre come assessore esterno. Non si riconosce come componente politico?

“Non mi riconosco come componente politico in tutte le attività professionali che ho svolto, ma questo è un fatto molto relativo. Il rapporto tra politica e tecnica andrebbe sviscerato perché la politica si alimenta della tecnica ma direi di più: la politica diventa tecnica nel momento in cui è un’arte di prendere le decisioni. Poi c’è la convenzione di appartenere a una bandiera piuttosto che a un’altra ma quando si prende un incarico tecnico, e il Bilancio lo è, quando si lavora negli enti locali l’obiettivo la traccia da seguire, il sentiero è sempre quello della collettività. La mia non è un’affermazione retorica, io credo sinceramente che per fare politica serva vocazione ma serve anche perizia e il Comune, per usare un’allegoria calcistica, è una squadra che non può fallire, non può retrocedere quindi tutti devono lavorare, al di là della appartenenza di bandiere, per il bene comune”.

 

Ha già in agenda la sua prima uscita pubblica, magari in consiglio comunale?

“Al momento no. Ho avuto un incontro con il responsabile finanziario e ho cominciato a guardare un po’ di documenti ma questo fa parte di un’attività di studio obbligatoria per chi assume, e in corsa, un incarico in giunta. Ho salutato con soddisfazione che tra le mie deleghe ci sia la parola Programmazione insieme a Bilancio. E’ un fatto molto importante perché credo che sarà la cifra di questa porzione di mandato. Sulla base della mia modesta esperienza, programmare è molto importante nel mondo degli enti locali perché vuol dire non farsi travolgere dalle scadenze. E questo è fondamentale per chi vuole governare bene. Occuparsi della vita finanziaria dell’ente non è soltanto fare i bilanci ma vuol dire gestire quotidianamente un’attività che è sempre molto frenetica e suscettibile di accadimenti che il legislatore ha messo in via ossessiva sul sistema finanziario”.

 

 

Parlare di modesta esperienza, con un curriculum corposo e di prestigio come il suo, non le suona riduttivo?

“Il sistema delle regole del mondo degli enti locali è davvero molto complesso e nessuno può dire di capirci appieno qualcosa. Forse una delle sfide più belle sarà quella di cercare di interpretare queste regole, che vanno sempre rispettate, ma tentando di dar loro un senso verso la semplificazione nell’attuazione e questo non è facile. Perché per semplificare bisogna conoscere, bisogna studiare. Scrivere una delibera lunga è facile, scriverne una breve è molto difficile. Perché dietro le poche parole non ci si nasconde”.

“Mi auguro di essere all’altezza, sicuramente mi impegnerò molto. Il comune di Viterbo ha una situazione finanziaria, da quello che ho potuto vedere, molto diversa da quella relativa alla mia precedente esperienza (il risanamento economico dell’ente municipale di Guidonia, salvato dal dissesto ndr.) anche se l’obiettivo è sempre quello: rispettare le regole che oggi sono cambiate e vanno nella direzione della rilevanza dell’equilibrio di bilancio. Un fatto che è stato ormai accettato dalla classe politica ma anche dall’opinione pubblica. Un Comune può governare bene se gestisce il rapporto con le entrate. Prima si fanno le entrate poi si fanno le spese”.

 

Prima dell’incarico a Palazzo dei Priori conosceva già la nostra città?

“Viterbo non ha bisogno di presentazioni dal punto di vista culturale, storico e naturalistico. Tutti aspetti, soprattutto quest’ultimo, che mi stanno molto a cuore. La Tuscia: penso a Tuscania, a tutti i posti che ho frequentato con grande passione dal punto di vista turistico. Viterbo la conosco, la frequento ma non ho aderenze personali con la città. Non è una località estranea al mio essere. Se penso alle terme… tutti luoghi che ho frequentato in vari momenti della mia vita, sia da adolescente che successivamente con la famiglia. Amo la natura, stare all’aria aperta e le passeggiate anche con una certa valenza culturale e Viterbo e la Tuscia sono mete abbastanza ricorrenti”.

 

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