C’è anche chi propone di denunciare la Raggi secondo l'articolo 733 del Codice penale, che punisce chi cagiona un danno “al patrimonio archeologico, storico o artistico della nazione”

La Raggi fa asfaltare il Lungotevere: ecco l’ultimo scempio grillino nella Capitale

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C’è un vecchio (ma sempre attuale) detto utilizzato tra i politici: se qualcuno ti sta sulle balle, fallo candidare a sindaco di Roma. Certo, amministrare la Capitale è cosa complicata per natura, ma Virginia Raggi ci ha messo del suo per peggiorare la sua situazione. L’ultimo scivolone, in ordine di tempo, è la freschissima asfaltatura del Lungotevere, che ha scatenato bollenti polemiche.

Ieri pomeriggio hanno iniziato a circolare sui social delle foto in cui si vedevano degli operai intenti a gettare una bella colata di catrame sulla pista ciclabile che costeggia il Tevere. Secondo quanto riportato anche da fonti del Campidoglio, i lavori farebbero parte di un’iniziativa dell’amministrazione per implementare l’uso della bicicletta. Il piano piano prevede, difatti, circa 150 chilometri di percorsi ciclabili. Il risultato, manco a dirlo, ha attirato più critiche che complimenti.

Oltre ai cittadini, arrabbiati a tal punto da chiedere di denunciare il sindaco secondo l’articolo 733 del Codice penale, che punisce chi cagiona un danno “al patrimonio archeologico, storico o artistico della nazione”,  ad attaccare la Raggi per la discutibile opera pubblica sono stati anche gran parte degli esponenti politici nazionali. Matteo Salvini ha twittato: “Ennesimo oltraggio della Raggi ai romani, stavolta lungo il Tevere. Ma si può?!?”. Carlo Calenda, prossimo sfidante della grillina alle amministrative, ha invece scritto tra il serio ed il faceto: “Una mattina la sindaca di Roma si svegliò corrucciata e chiese al pittore di corte Calabrese: ‘come possiamo ulteriormente deturpare questa città ingrata?’. ‘Mia sindaca, rispose il pittore, abbiamo fatto tutto il possibile per punire i romani: sporcizia, traffico, declino’. Abbiamo rinunciato alle Olimpiadi e cancellato il Colosseo per far capire ai romani quanto indegni essi siano’. ‘Non mi basta!’. ‘Potremmo, o magnifica sindaca, buttare una colata d’asfalto sul Tevere?’, ‘Ecco si mio diletto così va bene, procedi’, e così fu”.

Anche se ci sarebbe ben poco da ridere, certamente divertente è stato il parallelo trovato dal Foglio di Giuliano Ferrara per descrivere i lavori sul Biondo Tevere. Il quotidiano ha voluto utilizzare uno spezzone di Gallo Cedrone, pellicola di Carlo Verdone, per “spiegare” i lavori ordinati dalla Raggi: nel film, Verdone interpreta Armando Feroci, un improvvisato candidato sindaco di Roma che propone di fare una striscia d’asfalto al posto del Tevere.

“Almeno se scòre, se scòre”, diceva Verdone nei panni di Feroci. Povera Roma.

 

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