La Roma Nord in treno per i pendolari della Tuscia è un’odissea. E non c’è neppure un Omero che la canti!

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Una volta ci parlavano con entusiasmo della “cura del ferro”. Oggi di ferro c’è rimasta solo la colpevole inefficienza del servizio, e de coccio la testa di chi amministra quel servizio. Gli 80 km di ferrovia tra Viterbo e Roma sono un’odissea, patita ogni giorno da centinaia di cittadini e neppure confortata dal canto di un Omero dei nostri giorni. Anche se epico è il disastro dei collegamenti su rotaia tra Roma e la Tuscia.

Eppure 80 km sono la distanza media di sicurezza che separa una grande metropoli moderna dalle città che insieme alla metropoli formano la cosiddetta “città metropolitana”.

Viterbo è nella condizione ideale per essere una perfetta retrovia residenziale di Roma. Lo era già nel 200, quando per 25 anni i papi la elessero a loro residenza, in alternativa a una Roma turbolenta e infida. La Città dei Papi ha la fortuna di essere baciata dalla natura e dalla storia, che qui ha lasciato tracce di inestimabile valore. Lo sapevano perfettamente gente come Pasolini o Corrado Alvaro o Libero Bigiaretti o Enrico Castellani che scelsero la Tuscia come loro seconda patria elettiva.

Ciò nonostante questi benedetti 80 km continuano ad essere come un muro. Ci vuole mento tempo per andare da Firenze a Milano che per raggiungere Roma da Viterbo. Così come non è accettabile che un Paese moderno dopo 50 anni non riesca ancora a completare una trasversale viaria come la Orte Civitavecchia.

Dipendesse da me, io da anni sarei ogni giorno in piazza, non a chiedere, ma pretendere che cessi l’isolamento di Viterbo. So che alcuni non sono d’accordo, perché sostengono che se in posto ci vuoi davvero andare, il modo per farlo alla fine lo trovi. Ma se questo può in parte essere vero per un certo tipo di turismo, non lo è affatto per i tanti lavoratori, studenti, gente comune che quotidianamente ha necessità o anche solo piacere di raggiungere Roma e tornarsene a casa in tempi adeguati a quelli che sono gli standard europei.

Chi parla tanto di Europa non dovrebbe limitarsi alle parole e alla retorica, ma dovrebbe provvedere in primo luogo ai fatti. Come quello di avere un collegamento ferroviario regionale degno dei tempi.

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