Il fenomeno della silicosi è allarmante, ma la "prevenzione" della Asl ha fallito malamente

La silicosi imperversa e lo SPRESAL rimane immobile: arrivano le cinquine di correzione

268
A sx la Cittadella della Salute di Viterbo, a dx una lastra di un paziente che ha contratto la silicosi

È trascorso quasi mezzo secolo. Era l’8 maggio 1971 quando Nino Benvenuti, allo stadio “Louis II” di Montecarlo, subì il secondo e definitivo knock-out tecnico ad opera di Carlos Monzón, cedendogli le cinture mondiali del pesi medi, WBA e WBC. Ed un pari knock out tecnico ha subito l’eterno Direttore dello SPRESAL della Asl di Viterbo all’indomani dell’uscita della pubblicazione ”Esposizione ambientale e occupazionale a silice libera cristallina: ieri, oggi e domani”.

Rinveniamo infatti all’interno del libro un capitolo, curato dal Dr. Fulvio Cavariani, tutto dedicato al territorio civitonico, peraltro presidiato da una costola dell’Unitá Operativa del Dr. Augusto Quercia, alla lettura del quale si resta a dir poco basiti. E certo, perché la tanto decantata “prevenzione”, vera terra di conquista per “parolai e ciarlatani di mestiere”, viene dichiarata fallimentare in ambito della temibile silicosi, facendo di Civita Castellana un caso di “rilevanza nazionale” per la gravitá del fenomeno silicosi legato all’esposizione lavorativa a polveri contenenti silice libera cristallina.

Un fenomeno qui definito, mai attenuatosi e dalla durata esasperata. Qualche numero: nel 2017 un documento diffuso dallo SPRESAL, per il periodo 2002-2017 riporta 223 casi di malattie respiratorie, delle quali 157 di silicosi. Tali casi rappresentano il 10% di tutte le

Una lastra di un soggetto affetto da silicosi

silicosi in Italia accertate nello stesso periodo, ma il 20% se si guardano solo i casi relativi agli addetti alla produzione ceramica (pari a 2791 addetti, secondo Uniocamera, risultanti nel distretto fallisco nel 2013). Signori, dati alla mano il distretto di Civita Castellana mostra uno dei più alti rischi relativi per mortalità da silicosi osservata in Italia: RR: 54-26; 95% C.I. 31.39-63.35. C’è assai di più, comunque.

La recente scoperta di fibre di amianto nei feldspati, una delle materie principali utilizzate nella preparazione degli impasti ceramici: un ulteriore elemento di grande preoccupazione per gli effetti sulla salute dei lavoratori. Ed ecco il colpo da k.o: tutto questo a fronte di che cosa? Il Dr. Cavariani evidenzia l’inadeguatezza e l’inconsistenza del Direttore dello SPRESAL per il mancato avvio di un programma di vigilanza puntuale, tempestivo, costante, coerente con una situazione esplosiva, forse per problemi organizzativi (ma quanto dura la fase di preparazione? Il Dott. Quercia sta per andare in pensione, anno più, anno meno) o forse per risorse allocate altrove (sul posto c’è la temprata Dr.ssa Rita Leonori, da tempo, particolarmente attenta alla problematica) mentre le azioni poste in essere per il miglioramento delle condizioni lavorative nelle aziende ceramiche sono rimaste ancor di più limitate da questo tedioso ed inutile stallo.

Parlare allora di fallimento, parziale o meno, non è peregrino. Questo è un fallimento che coinvolge anche l’Epidemiologia in senso stretto (in Asl hanno persino creato un’Unitá Operativa di Epidemiologia con tanto di Responsabile retribuita), la quale non ha avuta la capacità di coordinare, come suggerisce la stessa pubblicazione, un sistema di rilevazione attivo dei nuovi casi di malattia: capirai, i dati locali sono drammaticamente fermi sul sito al 2012.

Ed allora: non sará certo questo il Watergate, figuriamoci. In epoca Covid non si pensa nè si parla, ma se con i fondi della Prevenzione, coordinata a Viterbo da un rispettabilissimo Veterinario che alloggia incredibilmente in una sede non a norma, si acquistano puntatori laser, ovvero si esporta il verbo della cultura formatrice nelle Marche, allora è giusto finire al tappeto… per il conteggio totale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui