Un male incancrenito e tutto italiano

La sinistra vuole eliminare Salvini e chiede (e riceve) l’aiuto delle toghe

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Indignazione e disincanto. Sono le due sensazioni che si intrecciano di fronte al clamoroso, ma non inatteso, rinvio a giudizio di Matteo Salvini per la vicenda “Open arms”.

Il direttore Giovanni Masotti

È il solito canovaccio che si sussegue nella storia recente italiana e che discende tutto dal masso che schiaccia l’ operato della nostra giustizia, in larga parte prona ai “desiderata” di una parte politica ben identificata, la sinistra. Non è la prima volta che si tenta di fermare un leader sulla cresta dell’ onda, in questo caso il capo della Lega, grazie all’ inquinamento che toglie credito alla magistratura e la rende il braccio armato del Pd e dei suoi variopinti alleati. Non si hanno argomenti validi e motivazioni pulite per sgambettare un leader in crescita della parte avversa? Nessun problema: la sinistra chiede aiuto alla “giustizia” sensibile alle sue cause e il piatto della vergogna è pronto per essere servito a tavola, pronto per dare uno scossone agli equilibri politici del paese. Incredibile ma vero, in questo contesto, mandare a processo sulla scia di accuse che non stanno né in cielo né in terra un uomo che ha avuto l’ unico torto di difendere le leggi e i confini nazionali in modo severo ma chiaro e inappuntabile. E invece vorrebbero trattarlo come un criminale, un boia e un sequestratore. Può darsi che ci riescano, e questo segnerebbe il crollo della fiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni. La prossima volta, se tanto mi sa tanto, si arriverà ad abolire le libere elezioni democratiche – già sospese, peraltro – e il regime sarà apparecchiato in tutta la sua mostruosità. Per pendere sempre dallo stesso lato.

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