I vertici del cda parlano di una società con problema finanziario, ma non economico. Intanto mancano all'appello 45 milioni dovuti a una morosità tra le più alte d'Italia, oltre il 20%

“La situazione di Talete non è affatto compromessa come qualcuno vuole far credere”

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Il presidente Bossola e il consigliere Fraticelli

Talete, i vertici dell’azienda smentiscono le notizie circolate nelle ultime settimane circa la cattiva salute della stessa – espressa nel documento della Corte dei Conti in cui si parlava di un danno erariale pari a 6 milioni e mezzo di euro – dichiarando che la società non naviga affatto “in pessime acque”, nonostante alcuni “problemucci” finanziari.

Il presidente della partecipata che gestisce il servizio idrico nella Tuscia Andrea Bossola ha aperto la conferenza stampa di questa mattina con un obiettivo dichiarato: “Fare un po’ di chiarezza sulla storia della nostra azienda e su quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo”. Il vero punto debole di Talete negli anni, ha spiegato Bossola, è stata l’impossibilità di fare investimenti, dovuta al fatto che l’azienda ha un capitale sociale di 400 mila euro che fa sì di potersi occupare soltanto della gestione ordinaria.

“Dall’inizio della gestione abbiamo constatato che gli utenti dell’ATO di Viterbo sono dei cattivi pagatori – ha poi aggiunto – nel senso che rispetto alla media nazionale questa popolazione è abituata a non pagare per il 20% dell’ammontare che noi normalmente fatturiamo. L’indice di morosità della provincia di Viterbo è uno dei più alti in Italia, al netto di alcune zone del Mezzogiorno”. Per questo in più d’una occasione Bossola si è incaricato personalmente di staccare i contatori a chi non pagava. “La buona educazione prevede che chi non paga deve essere richiamato a farlo – ha spiegato – a noi mancano 45 milioni da quando è nata Talete rispetto al ricavo che avremmo dovuto avere, abbiamo una morosità finale superiore al 20/22%, dopo cioè aver svolto tutta l’attività di recupero crediti”.

Bossola ha ribadito che la grande difficoltà dell’azienda è essenzialmente finanziaria e non economica. “I bilanci di Talete sono in equilibrio economico – ha dichiarato – quindi dati i ricavi questa è una delle aziende più efficienti d’Italia, non avendo molti soldi ovviamente i costi di gestione di Talete sono i più bassi nel Paese”.

L’unica soluzione per il cda sarebbe quindi quella di affidarsi ad Arera per ricevere i famosi 40 milioni di euro, sempre a patto che vengano rispettate un paio di condizioni: “Approvare le tariffe secondo le regole dettate da Arera e avere una dichiarazione seria dei soci in cui ritengono di voler continuare il percorso di gestione del servizio idrico integrato in questo ATO con Talete”, ha spiegato Bossola.

Ad ora però non sembrano esserci i presupposti per sperare pienamente nel supporto di Arera. “Il primo atto dovuto – ha aggiunto Bossola – era quello di approvare le tariffe, cosa che deve avvenire per norma all’incirca a metà dell’anno, mentre noi siamo in ritardo di 4 o 5 mesi”. Ma, come ha poi chiarito il consigliere Giuseppe Fraticelli, c’è anche il problema dei sindaci che domani, in occasione della conferenza convocata, potrebbero “decidere di non decidere per l’ennesima volta”, continuando a “bloccare il percorso di Arera” con la storia del “facciamola finita con la gestione Talete, portiamo i libri in tribunale. Legittima possibilità, ma Arera sicuramente non aspetta questo”.

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Il consigliere Fraticelli

Riguardo al documento della Corte dei conti venuto alla luce di recente in cui si parlava di “mala gestio” e “società decotta”, Fraticelli ha ribadito la ferma volontà del cda di “far emergere la reale situazione di Talete, che non è assolutamente compromessa come qualcuno oggi ha intenzione di farci credere”.

“L’operazione citata nel documento fa riferimento a un periodo temporale tra il 2012-2013 e 2015 compreso, in cui  è stato rimproverato ai sindaci di non aver espletato il cosiddetto ‘controllo analogo’. Non siamo noi  – aggiunge il consigliere – oggi in questo ‘occhio del ciclone’. La Corte dei conti contesta un danno che fa riferimento in maniera generica a una situazione su cui noi non abbiamo alcun elemento per dire perché sono state utilizzate quelle definizioni, ma sicuramente fanno riferimento alla fotografia della società nel periodo esaminato e che non riguardano l’attuale stato dell’azienda”.

Intanto il presidente Bossola ha annunciato che nel 2021 le tariffe dovrebbero aumentare del 3%. “Tenuto conto che la spesa media delle famiglie è pari a circa 233 euro l’anno, conseguentemente un nucleo famigliare spende meno di un caffè al giorno per la spesa idrica. Non può essere un problema di incapacità a pagare, ma di educazione – commenta – nel tempo nel nostro Paese si è pensato che il buon Dio ha creato l’acqua e ce la porta a casa, invece bisogna depurarla, potabilizzarla, trasportarla… e tutto questo ha un costo che solo i cittadini possono sostenere”.

 

 

 

 

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