Blocco del centro storico, superato il senso del limite

La Soprintendenza resti al suo posto! I tecnici non dettino legge su un territorio che non conoscono

Troppo parziale e specialistica la visione di un tecnico, sicuramente molto attrezzato nel suo campo, ma incapace di quella sintesi che è la specifica competenza del livello politico, espressione democratica di una comunità territoriale

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centro storico viterbo
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La lezione che si ricava dalla vicenda che in questo momento contrappone Soprintendenza e Comune è che non può e non deve essere un ente tecnico a dettare le regole dell’uso e dello sviluppo di un territorio. Troppo parziale e specialistica la visione di un tecnico, sicuramente molto attrezzato nel suo campo, ma incapace di quella sintesi che è la specifica competenza del livello politico, espressione democratica di una comunità territoriale.

viterbo san pellegrino

Tutela del paesaggio, non governo del territorio

Gli architetti e gli archeologi hanno per statuto lo scopo di tutelare i beni storici, culturali e paesaggistici di un territorio, non quello di suggerire le linee del suo sviluppo economico e sociale. L’unilateralità del loro punto di vista è prima di tutto un dovere istituzionale, più che un limite culturale. La Soprintendenza deve essere unilaterale, e proprio per questo non può pretendere di governare in modo illuministico e astratto un territorio. Troppe e troppo complesse sono le interazioni che lo attraversano.

I puntini rossi e blu della Soprintendenza

Guardando la mappa della zona di tutela del Comune di Viterbo si nota la puntigliosa e scientificamente ineccepibile segnalazione di ogni più piccolo reperto storico. Una moltitudine di puntini rossi e blu che in effetti rendono praticamente intoccabile il territorio in cui si trovano.

viterbo-mancini-centroLa Grande Muraglia sarebbe stata bocciata

La Grande Muraglia cinese, che oggi è inclusa fra le sette meraviglie del mondo e che viene celebrata da architetti e paesaggisti, non avrebbe mai superato l’esame neppure del più indulgente dei soprintendenti. Ciò significa che è solo l’occhio dei posteri che può decretare l’intangibilità e il valore storico-culturale di un paesaggio. Per i contemporanei il territorio è il luogo complesso in cui si trovano a vivere e sopravvivere, a lavorare e sviluppare le condizioni per un futuro meno faticoso e difficile.

Ok alla precauzione, no alla paralisi

Ben venga tuttavia la sensibilità contemporanea per la tutela e la valorizzazione del paesaggio. È un punto fermo della nostra stessa civiltà, anche in vista della trasformazione ecocompatibile del nostro modello di sviluppo. Ma attenzione a trasformare un principio di precauzione in un vincolo paralizzante. Soprattutto se questo vincolo viene imposto dall’esterno e dall’alto a una comunità che allo stesso tempo è figlia e artefice del proprio territorio.

Tutto qua. Occorre ragionevolezza e senso del limite, in particolare da parte di chi è chiamato a svolgere un ruolo molto importante, ma squisitamente tecnico, al servizio del benessere collettivo. ‘

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