La storia Destra di Giorgio Almirante

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“La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l’Europa o va a destra o non si fa.”

Così diceva Giorgio Almirante, morto il 22 maggio1988, ex dirigente del regime fascista, divenuto nel dopoguerra fondatore del Movimento Sociale Italiano (MSI).
Grande politico italiano, galantuomo fine oratore, era rispettato anche dagli avversari politici.

Fu il massimo esponente di “una generazione che non si è mai arresa: la sua mancanza è ancora viva nell’immaginario collettivo della destra italiana, una destra che grazie a lui è riuscita ad allontanarsi dal “ghetto” dove è stata confinata durante la “Prima repubblica”.
La figura di Giorgio Almirante è stata difficile ma centrale, complessa ma anche riformatrice all’interno della destra, fino al 1994 senza un vero partito di riferimento.

Giorgio Almirante è stato un padre della Patria e il suo ricordo, insieme a quello dei valori che portava avanti, oggi sarà nelle preghiere di molti.

Da pochi giorni è passato il 32mo anniversario dalla scomparsa, in questo periodo di pandemia che nega persino la possibilità di potersi radunare in tanti a messa

Non c’è stato il rito religioso – ha fatto sapere Assunta Almirante – “per garantire la sicurezza di tutti ed evitare assembramenti”.

Almirante nacque a Salsomaggiore, in provincia di Parma, il 27 giugno 1914. Il padre, attore, direttore di scena e poi regista del cinema, aveva ascendenti dell’alta nobiltà di Napoli. Il piccolo Giorgio visse quindi i suoi primi anni seguendo la famiglia da una città all’altra, fino a che gli Almirante si stabilirono a Torino, dove iniziò gli studi, e poi a Roma dove Giorgio frequentò la facoltà di lettere.

Parallelamente agli studi, intraprese la carriera di cronista praticante presso “Il Tevere”, quotidiano fascista, fino al luglio 1943. Conseguita la laurea in lettere e l’abilitazione all’insegnamento di materie classiche, dopo sei anni di praticantato gratuito, venne nominato dal direttore Interlandi caporedattore e, poco dopo, anche segretario di redazione della nuova rivista “La Difesa della razza”. Militò nelle organizzazioni giovanili fasciste, ma durante il regime non andò oltre la carica di fiduciario del GUF della facoltà di lettere dell’università di Roma.

Almirante, durante il periodo della Repubblica di Salò, salvò dalla deportazione in Germania un suo amico ebreo e la famiglia di questo, nascondendoli nella foresteria del ministero della Cultura popolare a Salò.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Almirante fu coinvolto anima e corpo.

Si offrì anche volontario per il fronte dell’Africa settentrionale e, a tal fine, si fece nominare corrispondente di guerra. Ottenne anche la croce di guerra al valor militare.

Tornato poi a Roma, riprese il suo posto di caporedattore del Tevere.

La mattina del 26 luglio 1943, quando Mussolini cadde, mentre ci furono numerose defezioni fra i fascisti, molti dei quali passarono improvvisamente al fronte democratico, Almirante rimase coerente e rifiutò.

Dopo, l’8 settembre, dalla notizia dell’armistizio, si arrese con l’onore delle armi e fu lasciato libero.

Il 26 dicembre 1946, Almirante partecipò alla riunione costitutiva del “Movimento sociale italiano” (MSI), che si svolge a Roma nello studio dell’assicuratore Arturo Michelini.

Fu eletto segretario del MSI dopo i primi due congressi nazionali del partito (Napoli, giugno 1948; Roma, giugno-luglio 1949). Entrò poi in Parlamento.

Nel 1969, alla morte di Michelini, il gruppo dirigente del MSI elesse Almirante segretario nazionale all’unanimità.

La seconda segreteria almirantiana si insediò il 29 giugno 1969 e rimase in carica per ben diciannove anni, Almirante, nel suo “ventennio”, vinse ben sei congressi consecutivi e la sua segreteria attraversò gli anni più caldi della storia della “Prima repubblica”, oltre alle battaglie del partito e le morti di giovani militanti durante i cosiddetti “anni di piombo”.
La politica attuata dal segretario missino fu definita “del doppiopetto”, cioè un’azione politica che oscillava tra il passato fascista ed il futuro inserimento completo nella politica italiana.

Con Almirante segretario, il MSI entrò in una fase nuova e vitale della sua storia, capendo che la politica italiana si stava allontanando dalle sue tradizioni.

Tra i fondamenti della “dottrina” almirantiana ci furono il ritorno al corporativismo, la cogestione della socializzazione, l’alternanza al sistema, l’essere nazionalisti “creativi” ed avere nostalgia dell’avvenire.
Nel corso delle varie legislature della Repubblica, Almirante si distinse in battaglie ostruzionistiche.

Da allora fu sempre impegnato in politica, finché, nel luglio 1984, Almirante annunciò la propria intenzione di lasciare la segreteria per ragioni di salute, ma il partito gli chiese quasi all’unanimità di recedere da tale proposito. L’anziano leader acconsentì a rimanere in carica ancora per un biennio.

Almirante, poi, assunse personalmente la carica di direttore politico del Secolo d’Italia.

Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali il 6,5 per cento dei voti (suo massimo storico in questo genere di consultazioni).

Quando si parla di Giorgio Almirante subito viene in mente la parola “discorsi”. Nota la sua dialettica e la sua arte oratoria : su ogni tematica che stette a cuore sia a lui che al movimento, parlava per ore e ore senza mai annoiare chi lo stesse ad ascoltare.
Molti viterbesi ricordano ancora i suoi comizi.

Per tanti missini la politica è finita quel pomeriggio del 24 maggio 1988 in piazza Navona.

Nonostante l’essere stato un politico “contro”, Giorgio Almirante si era guadagnato il rispetto degli avversari politici.
L’unico cruccio di Almirante fu quello di non aver trasformato il Movimento Sociale Italiano in una forza governatrice: gli anni Ottanta lo hanno portato a dialogare per la prima volta con un Presidente del Consiglio incaricato, ma ha preferito rimanere nell’ambito della nostalgia.

Portò comunque l’italianità nella politica. In questo periodo doloroso per l’Italia sarebbe stato comunque felice di vedere l’amor di Patria e di sentire cantare l’inno nazionale  dai balconi .

A Viterbo, la circonvallazione che abbraccia la città è dedicata a lui.

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