La strada per il riconoscimento del diritto di voto alle donne è stata lunga e piena di ostacoli. Ripercorriamola!

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Una storia che inizia assai prima di quello che molte ricordano come “un giorno bellissimo”. Dopo tante peripezie, finalmente l’1 febbraio 1945 in un’Italia ancora parzialmente occupata dai nazisti a nord e invasa dagli angloamericani a sud il governo presieduto da Ivanoe Bonomi decide di emanare il decreto legislativo luogotenenziale n.23: finalmente le donne potranno votare. La prima concreta occasione arriva un anno dopo, il 10 marzo 1946, con le elezioni amministrative per la ricostituzione dei comuni. Le elettrici rispondono in massa e l’affluenza femminile alle urne supera l’89%. Oltretutto, non solo le donne votano, ma sono anche votate: circa 2.000 candidate conquistano un seggio nei nuovi consigli.

 

Finché arriva il giorno del referendum del 2 giugno 1946: si deve scegliere tra monarchia e repubblica, e votare contemporaneamente i rappresentanti all’assemblea costituente che discuterà la nuova carta costituzionale italiana. Riescono a essere elette alla Costituente 21 donne: 9 della Democrazia Cristiana, 9 del Partito Comunista, 2 del Partito Socialista e 1 dell’Uomo Qualunque. Sono 21 donne su 556 deputati, pari al 3,7% del totale. Poche forse ma già tantissime per la loro carica simbolica, per la rottura che rappresentano con il passato.

Qualcuna ricordava così l’emozione di quel giorno: “credo che le mani mi tremassero”… “nella cabina di votazione avevo il cuore in gola”… “avevo paura di sbagliarmi fra il segno della repubblica e quello della monarchia”… “forse solo le donne possono capirmi: e gli analfabeti. Era un giorno bellissimo….”.

 

“Teresa Mattei… la più giovane deputatessa italiana alla Costituente ha molti bei riccioli bruni e due begli occhi vivi e ha venticinque anni: è nata a Genova, ha studiato a Milano, e a Firenze si è laureata in filosofia, durante la lotta clandestina”. Con queste parole il quotidiano “Il Messaggero” descriveva nel 1946 una delle prime donne elette in Italia. Ma la strada per giungere a quel momento era stata lunga, anzi lunghissima, impervia e piena di ostacoli.

Racconteremo in seguito storie di donne che hanno lottato e ce l’hanno fatta, anche se la strada continuerà ad essere in salita per tanto tempo. Oserei dire che ancora lo è, soprattutto per quelle meno fortunate.

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