La tavola del cardinale… racconta banchetti luculliani!

La quantità e la qualità della domanda di beni e di servizi, inciderà notevolmente su ogni tipo di bene, e sarà come una iniezione di ottimismo e di fiducia che inciderà sui commerci, sulla circolazione di denaro, sui guadagni, sul tenore di vita di tanti viterbesi, e modificherà gli obiettivi di sviluppo dell’intera città.

Il Papa e i Cardinali avevano al loro seguito le cosiddette “familie”. Esse erano composte di diverse persone, e il loro numero incrementava il numero dei residenti e contribuiva ad alimentare i commerci di Viterbo.

Tutte le persone che componevano le “familie” al seguito del Papa e dei Cardinali, svolgevano una vita quasi senza spese. Infatti, non solo erano ospitati gratuitamente, ma mangiavano alle mense dei loro “signori”, e ricevevano anche un compenso settimanale, una sorta di stipendio, che, come già detto, era corrisposto in natura. Ecco quindi che, dopo la decisione di Alessandro IV, in poche settimane Viterbo si popola di un gran numero di nuovi residenti, composti di persone appartenenti all’alta gerarchia ecclesiastica, al clero in ogni suo ordine, e alla nutrita classe dei servitori.

Questa ultima categoria, dei nuovi residenti di Viterbo, che erano i componenti delle “familie”, nel loro ambiente erano in definitiva i meno facoltosi; purtuttavia nella realtà economica viterbese, erano considerati ricchi anche loro, perché godevano di un reddito che li poneva nettamente al di sopra, della media del popolo viterbese.

Infatti, i membri della Corte papale del Duecento, sono per la massima parte dotati di benefici ecclesiastici, e di introiti di vario genere. In quel tempo la Curia romana, giunta all’apice del suo potere, è al centro dei grandi affari mondani, e questo ha ripercussioni immediate e notevoli, sulla vita quotidiana dei suoi membri.

L’agiatezza economica e finanziaria permea l’insieme della comunità curiale, dal Papa ai Cardinali, dal camerlengo ai garzoni di stalla e agli sguatteri di cucina. Un sistema assai complesso di doni e di regali, completa e arrotonda talvolta in maniera cospicua gli introiti tradizionali, e fa nascere forti polemiche che sono lanciate contro la Curia, da ogni parte della cristianità.

Naturalmente questo aumento improvviso della popolazione residente, cambierà dal giorno alla notte i costumi e le abitudini dei Viterbesi. La richiesta di beni e di servizi, si impenna da subito, e raggiungerà vertici sconosciuti in passato. L’economia della città subisce una scarica di adrenalina che la trasforma radicalmente come nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

La quantità e la qualità della domanda di beni e di servizi, inciderà notevolmente su ogni tipo di bene, e sarà come una iniezione di ottimismo e di fiducia che inciderà sui commerci, sulla circolazione di denaro, sui guadagni, sul tenore di vita di tanti viterbesi, e modificherà gli obiettivi di sviluppo dell’intera città.

Per quello che riguarda le alte gerarchie, insieme al Papa, arrivano a Viterbo anche i pezzi da novanta della Chiesa, che sono i membri del sacro collegio, con al seguito tutte le numerose persone che li servono e li accudiscono, e che prendono la denominazione di famigli.

E mentre i porporati hanno cospicue entrate dovute al loro censo, i famigli che li servono e li accudiscono ricevono, anche un compenso in natura, fatto di razioni alimentari e prebende, che potevano essere facilmente monetizzabili.

Anche se il Papa e i Cardinali dividevano la residenza con le loro rispettive “familie”, la differenza della classe sociale di appartenenza, era sempre tenuta bene in evidenza, specialmente per quanto riguarda il cibo e le bevande. Infatti, nella “camera” del Papa c’era la cucina superiore per il Papa, e poi c’era la cucina inferiore per i membri della Curia e della Corte. Lo stesso accadeva nella casa dei Cardinali, dove c’erano sempre due mense. La prima ricca e varia destinata al Cardinale, a pochi amici intimi e agli ospiti di riguardo, e la seconda molto meno varia e raffinata, destinata alla servitùAll’interno del parco della rinascimentale Villa Lante di Bagnaia (vedi nota), proprio davanti alla “Fontana dei Giganti” c’è la “Tavola del Cardinal.

E’ questa un monumento che invita a ricordare la gioia e l’abbondanza, che regnava sovrana nei banchetti dei porporati, di qualche secolo più tardi.

Scolpito nel peperino, con dimensioni eccezionali, può ospitare decine di commensali. Al centro del desco scorre un flusso di acqua corrente potabile, che serviva per conservare al fresco le verdure, le bevande e la frutta. Non solo. A livello del terreno, dove i Cardinali appoggiavano i piedi, scorreva un altro rivolo d’acqua fresca di sorgente, per rinfrescare i piedi dei porporati, nelle calde giornate estive.

Platani robusti e fronzuti, allungavano i loro rami su quella tavola e ombreggiavano deliziosamente, il luogo del desinare. Inoltre poco distante c’era la “riserva della neve”, una cavità sotterranea dove, durante l’inverno, si ammucchiava una grande quantità di neve. Con l’arrivo dell’estate quella neve, che si era trasformata in ghiaccio, serviva a rinfrescare le vivande e le bevande dei commensali.

Se quella monumentale tavola in pietra, potesse raccontare tutto quello che accadeva, durante i banchetti delle più alte gerarchie della Chiesa, avremmo materiale per scrivere un libro di grande interesse enogastronomico e non solo, sulla vita del tempo, e sugli agi e le comodità delle quali godevano i porporati che abitavano la villa, e i loro ospiti più importanti.

La Villa Lante di Bagnaia è una meravigliosa villa che si trova nelle frazione omonima, a due chilometri da Viterbo. .Sacheverell Sitwell, il fratello minore di Edith, la poetessa, e di Osbert, il saggista, scrisse: “ Se dovessi scegliere il luogo più bello della natura in Italia o in tutto il mondo che ho visto con i miei occhi, sceglierei i giardini di Villa Lante.

 

 

 

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