Dopo Trieste, a Cecina altra grave aggressione ad agenti. Una scia di violenza, lo Stato inerme

La tragica lezione non è servita! In libertà un russo che ha ridotto in fin di vita una poliziotta

Si sussurrano formulette, invece che dimostrare con i fatti - e sul campo - che occorre urgentemente rovesciare questa linea suicida, improntata alla debolezza e ad una generica umana comprensione

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Non sono persona dalle sensazioni superficiali e lievi. E quando mi incazzo, mi incazzo! Piaccia o non piaccia. Non rinuncio alle mie idee per via di qualche anatema o vituperio (cui ho fatto il callo nei miei decenni di polemiche, processi, minacce, scorte ed epurazioni). Strepiti pure chi non è d’accordo con me.

Foto di Erika Orsini

Ne ha, ovviamente, tutto il diritto… Io vado avanti per la mia strada, che oggi è attraversata dall’ira funesta che mi ha catturato alla notizia di quanto accaduto a Cecina, nel livornese, quasi in contemporanea con il misfatto di Trieste (il folle e maledetto dominicano – finto pazzo, ho l’ impressione – che, abbiamo appreso alcune ore fa, di innocenti poliziotti ne avrebbe potuti massacrare dieci, non solo i due che ha effettivamente assassinato, più il terzo ferito). Mi viene da bestemmiare, accidenti, alla notizia infame che nella cittadina toscana stava per succedere qualcosa di tragicamente simile, ci siamo andati molto vicini!

Mi trattengo, ed evito di sacramentare, perché sono nella città di Santa Rosa che non meriterebbe una tale imperdonabile mancanza di rispetto. Me ne guardo bene, ma mi sento colpito e preso amaramente per i fondelli come tanti altri italiani indignati dalla scia ininterrotta di bastardate cui stiamo assistendo, mentre questo ineffabile governo rossogiallo biascica qualche rituale parola di cordoglio e non una che indichi volontà di fermezza e una chiara e netta scelta di campo accanto alle Forze dell’Ordine attaccate e umiliate. Si sussurrano formulette, invece che dimostrare con i fatti – e sul campo – che occorre urgentemente rovesciare questa linea suicida, improntata alla debolezza e ad una generica umana comprensione.

E si regalano le luci della ribalta alla madre e al fratello del brutale sparatore (23 volte il dito sul grilletto), i quali – poveretti anche loro, certo, ma ipocriti – non fanno che reiterare la storia del “matto schizofrenico” per avvalorare la loro (fin troppo facile) richiesta di perdono. Ma perché, invece, non hanno provveduto a fornirgli e a reclamare delle cure adeguate? Perché, ammesso che fosse così fuori di testa, gli permettevano di vivere e gironzolare dove voleva? Quale perdono! E dunque – dicevamo – l’atroce lezione di Trieste non è servita a niente.

A Cecina un energumeno russo ubriaco e “fumato” ha aggredito con violenza due agenti che tentavano di bloccarlo e la poliziotta donna è in fin di vita. I calcioni che il delinquente le ha sferrato al petto le hanno provocato un’ischemia, danni al cuore e al cervello. E sapete che cosa ha pensato bene di decidere il giudice? Di rigettare l’istanza di custodia cautelare presentata dal PM e di lasciare libero come un fringuello l’esemplare cittadino russo, sottoponendolo solo all’ obbligo della firma in Questura! Guardate, sono persino stanco di commentare certe vergogne… Lascio ad ognuno la sua valutazione. Ripeto solo un concetto, un grido di dolore, lanciato ieri: povera Italia, come siamo ridotti! E chiedo: possiamo continuare in questo modo?

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