“La Tuscia non è una scoria!”: Il no della Lega ai rifiuti nucleari

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È riapparsa all’improvviso dal luglio 2015, di notte, come se fosse uscita dal nulla, dopo quasi 6 anni di silenzio, nel periodo delle feste, alla vigilia dell’Epifania. È uscita mentre l’Italia sta lottando duramente contro la pandemia, in piena crisi sanitaria ed economica, e sta iniziando il piano delle vaccinazioni. È la temuta documentazione tenuta a lungo segreta con la mappa delle zone d’Italia idonee ad accogliere i siti destinati ai rifiuti nucleari.
Dopo il rosso e l’arancione, l’Italia ha assunto le 67 sfumature di verde dei potenziali luoghi individuati per la costruzione del deposito, fra i quali ben 22 sono nel Lazio.

Il Governo ha tolto il segreto e ha pubblicato la Cnapi, sigla improbabile di Carta nazionale delle aree più idonee sulle 67 selezionate.

Non appena è partito l’iter per dotare la nostra penisola di un deposito nazionale dove ospitare le scorie nucleari, è scoppiata la polemica. Si contesta innanzi tutto il modus operandi del governo.

La Lega si è mossa subito, a livello locale, ma anche provinciale, regionale e nazionale, visto che ben 22 aree idonee a ricevere rifiuti radioattivi sono nel territorio della Tuscia.

Il giorno 6 gennaio, festa dell’Epifania, alle ore 18, si è svolta sulla piattaforma Zoom un’importante riunione coordinata dal senatore Umberto Fusco e dal presidente del consiglio comunale Stefano Evangelista, con la presenza, fra gli altri, del senatore William De Vecchis, dell’onorevole Claudio Durigon, dell’onorevole Vannia Gava, del consigliere regionale Orlando Angelo Tripodi, di Maurizio Politi, capogruppo della Lega a Roma, della consigliera regionale del Lazio Laura Corrotti, di un esperto in materia di scorie radioattive e dei rappresentanti delle amministrazioni locali.

Il senatore Umberto Fusco ha espresso dubbi riguardo al modo in cui sono stati individuati i siti e sulle conseguenze che un impatto così forte potrebbe avere sul territorio in un periodo già estremamente critico per tutti.
Il sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci ha comunicato che i Sindaci dei comuni interessati hanno espresso preoccupazione, si sono già consultati e hanno chiesto pareri tecnici agli esperti.
Ci si chiede se i siti individuati abbiano realmente le condizioni più idonee ad ospitare il deposito, che creerebbe senza dubbio un grande impatto su un territorio ricco di storia, cultura, di carattere rurale e sismico.

Ma, oltre all’aspetto tecnico, lascia molti interrogativi l’aspetto politico: il presidente della Regione Lazio Zingaretti non ha preso una netta posizione ed è stata indetta una riunione provinciale di discussione per lunedì prossimo.
Sarà infatti compito dei Comuni presentare, entro quattro mesi, la loro disponibilità al progetto.

Il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi afferma:” È una dichiarazione di guerra contro la Tuscia e contro un territorio. Hanno scelto siti che sono patrimonio dell’Unesco. Già anni fa fu collocata a Civitavecchia la centrale a carbone. Circa 40 anni fa, fu indetto un referendum contro i siti nucleari. È valido anche contro le scorie nucleari che non vogliamo.”
Tale linea è condivisa anche dagli altri sindaci della Lega intervenuti al dibattito.

Vannia Gava, responsabile dell’ambiente a livello nazionale della Lega, ha evidenziato come il provvedimento sia stato calato dall’alto. La Lega non è contraria a fare un deposito nazionale dei rifiuti in Italia, che crea anche interessi economici, ma non è tollerabile l’arroganza con la quale è stato pubblicato l’elenco dei potenziali siti, di notte, senza condivisione alcuna, senza aver interpellato i Sindaci e i presidenti della Regione.

Sono stati mandati improvvisamente nel panico i Sindaci e 7 Presidenti di Regione che avevano già molto a cui pensare. “In alcuni territori- ha aggiunto l’on. Vannia Gava- dove c’erano già siti provvisori, come in Veneto e Piemonte, alcuni Sindaci non avrebbero dissentito, avendo già la questione nel programma elettorale. È necessaria la condivisione con il territorio.”
Inoltre, Vannia Gava sottolinea che si tratta di un polo di 110- 130 ettari di terreno con materiale di bassa e media radioattività (ad esempio rifiuti sanitari) e che ci vorranno 30- 40 anni per esaurire l’attività. Le scorie saranno chiuse in bidoni di cemento inseriti in vasche coperte di cemento e coperte da una collina di terra.
Anche Orlando Angelo Tripodi ha contestato il fatto che non sia stato chiamato in causa l’assessore regionale di competenza. Il gruppo Lega si sta preparando a fare interrogazioni parlamentari in proposito, per chiedere, innanzitutto il rispetto del territorio. E ribadisce: “Bisogna intervenire in modo deciso a livello comunale, provinciale e nazionale”. Poi Tripodi propone di indire un referendum locale per sentire se i cittadini del territorio siano favorevoli o meno al deposito.

L’onorevole Claudio Durigon si è subito attivato, non appena sentita la notizia e condivide quanto espresso da Vannia Gava. Ha proposto interrogazioni parlamentari per sapere precisamente come e perchè è stata individuata la Tuscia come possibile sito. Ha ringraziato poi il senatore Fusco, sempre attivo sul territorio e ha ribadito con decisione:”Non credo sia giusto che la Tuscia presti il fianco a vocazioni diverse dalla sua storia”.

Intanto ci si chiede se è opportuno o meno partecipare alla riunione indetta dal presidente della provincia di Viterbo Pietro Nocchi per lunedì prossimo, 11 gennaio, alla quale i sindaci sono convocati in videoconferenza.

Il senatore Umberto Fusco propone di non partecipare, motivando le decisioni prese con un documento. Intanto il 7 gennaio il gruppo Lega si riunisce per elaborare un comunicato per esprimere le ragioni del dissenso e per promuovere una petizione popolare nei Comuni interessati. “La Tuscia non è una scoria!”.

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