Obiettivo: scongiurare nuove chiusure e non far saltare la stagione turistica

La variante Delta mette paura: ecco le contromosse delle Regioni a rischio

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La variante Delta mette paura, senza tanti giri di parole. In tutto il mondo il numero dei contagi è in salita e i Governi sono al lavoro per il varo di decreti e provvedimenti finalizzati a contenere il dilagare del Covid. Il rischio, in Italia, è richiudere tutto, e va assolutamente scongiurato.

I parametri del nuovo decreto
Sono cambiati: il colore di una regione non si stabilirà più in riferimento all’indice dei contagi (Rt), ma al numero di ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e nei reparti normali. L’obiettivo e la speranza – legata alla campagna di vaccinazione – è far passare l’estate prima di costringere qualche regione a nuove restrizioni. Perché ci sono Sicilia, Sardegna e Lazio che viaggiano non solo ben oltre i 50 casi settimanali per 100 mila abitanti, ma hanno una percentuale di ricoveri che si sta avvicinando pericolosamente al tetto fissato dal Governo per far scattare la zona gialla. E che con questo trend potrebbero sforare nella seconda parte di agosto. Circostanza che costerebbe cara, carissima, alla stagione turistica.
Ecco, allora, le contromisure al vaglio degli organi governativi.

Estensione del green pass e tamponi a prezzi più bassi
In base al decreto varato il 22 luglio scorso, dal 6 agosto sarà obbligatorio esibire il certificato verde, riconosciuto a vaccinati, guariti e persone con tampone negativo per tutte le attività al chiuso: non solo feste e matrimoni, dunque, ma anche bar, ristoranti, cinema, teatro, piscine e parchi divertimento. Ma già da martedì, giorno in cui è programmata la cabina di regia, inizia l’iter del nuovo provvedimento che estenderà l’uso anche per salire su treni, aerei e navi. Se entrerà in vigore subito o dalla fine di agosto è ancora da stabilire.
Quanto ai tamponi si rende necessario renderli il più possibile accessibili a tutti per l’ottenimento del green pass a chi non è vaccinato: il commissario Francesco Paolo Figliuolo, durante una riunione riservata con le Regioni, ha annunciato l’arrivo del protocollo con le farmacie che introdurrà tamponi rapidi e a prezzi più bassi.

Le contromosse delle Regioni a rischio
Lazio, Sardegna e Sicilia sono al lavoro per mettere in campo ulteriori strategie. Vaccinare è la parola d’ordine dell’assessore regionale del Lazio, Alessio d’Amato, che pare ottimista: “Non cambieremo fascia. Oggi raggiungiamo il 70 per cento di cittadini vaccinati”. Prudente, invece, il presidente della Sicilia, Nello Musumeci: “Ci aspettiamo una crescita di contagi. Il Cts regionale sta valutando l’introduzione di restrizioni in zone locali con bassa percentuali di vaccinati con doppia dose”. Polemico, infine, Solinas, governatore della Sardegna: “Nel 2020 ho proposto il passaporto sanitario e c’è stata una sollevazione. Ora rincorriamo il virus chiedendo il green pass per entrare al ristorante”.

Nota a margine per la serie: “Non c’è mai limite al peggio”
Dopo mesi di chiusure e riaperture a singhiozzo. Di sì e poi no, e poi forse. Di incertezze e di centinaia di attività costrette a chiudere i battenti. Dopo milioni di merce acquistata finita nella spazzatura causa chiusure disposte all’ultimo minuto. Dopo aver messo mano al portafogli e ai risparmi di una vita per essere conformi a tutti i dispositivi di protezione (mascherine, guanti, igienizzanti, divisori plexiglass ovunque, per citarne alcuni). Dopo essere stati multati e tacciati di essere gli untori di tutto il male del mondo, adesso diventano pure “nazisti”. Sì, avete capito bene: questa è l’ultima beffa capitata ai ristoratori che si azzardano a chiedere il green pass ai clienti. Guai! Non c’è pace per loro, che stanno provando ad adeguarsi al certificato verde, obbligatorio dal prossimo venerdì per mangiare all’interno dei locali.
C’è chi ha subito intimidazioni, chi è stato travolto dai commenti negativi su Tripadvisor tanto da colare a picco nella classifica delle recensioni, chi è subissato dagli insulti sui social network. “Nazisti” è proprio l’appellativo che va per la maggiore. Come racconta Repubblica, è accaduto, ad esempio, ad un ristoratore del Leccese, che ha sporto denuncia alla Digos dopo essere stato sommerso di minacce e insulti su Facebook. Si è arrivati, addirittura, alle minacce di morte. Ahinoi, bisognerebbe stendere un velo (im)pietoso, ma c’è il rischio concreto che si strappi.

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