“La vertenza Cfft-Rtc non è una battaglia del porto, ma di tutta la città”

Il consigliere comunale Patrizio Scilipoti interviene sulla questione dello scarico delle merci sulla banchina pubblica. La risposta dell'Authority attesa tra 8 giorni.

716

“Per l’ennesima volta ci troviamo a dover constatare che, purtroppo, i numerosi gridi di allarme lanciati dagli operatori portuali continuano a non essere correttamente recepiti da una città che, probabilmente, non è ben conscia delle conseguenze che la diatriba tra CFFT e RTC potrebbe comportare per l’intero tessuto socioeconomico locale”. A parlare è il consigliere comunale di Onda Popolare e vice presidente della Compagnia portuale Patrizio Scilipoti che interviene nel giorno dell’incontro tra i vertici dell’Authority e il Cfft che si è chiuso con l’impegno di Molo Vespucci a dare una risposta alle richieste di un accosto certo entro fine della prossima settimana.
Ed è proprio Scilipoti a fare chiarezza su una vertenza che va avanti da più di un anno. “Da una parte c’è RTC, il terminalista concessionario della banchina commerciale 25, autorizzato a sbarcare container di merce secca ma che, inopinatamente, movimenta una cifra pressoché irrisoria di unità, pari a circa 50.000 containers all’anno, in gran parte vuoti. Terminalista partecipato e gestito, di fatto, dal secondo armatore del mondo, Aponte, il quale, solo in Italia, movimenta circa tre milioni e mezzo di teus. In Italia appunto, ma non a Civitavecchia, visti i numeri oggettivamente risibili. Dall’altre parte invece c’è una società come CFFT, non autorizzata ancora a sbarcare merce secca sulla banchina commerciale pubblica n.24, che ha per le mani contratti per la movimentazione di oltre 200.000 containers all’anno, ma che, a causa dell’ormai famosa impasse burocratica non può scaricare la propria merce sulla banchina n.24 ma costretta a passare attraverso RTC con evidenti difficoltà operativa nonché economiche”.
Scilipoti ricorda come la stessa CFFT abbia nei mesi scorsi acquisito l’Interporto di Civitavecchia e fornisce alcuni dati sul lavoro che può generare una filiera logistica che colleghi porto ed interporto. “Per fare un esempio pratico, basti considerare che, laddove tale filiera venisse concretamente avviata, un container dovrà essere scaricato dalla nave alla banchina, trasportato dal porto all’interporto, svuotato di tutto il suo contenuto e, quindi, tutta la merce che contiene sarà immagazzinata all’interno dei capannoni presenti nell’interporto. Una volta svuotato, poi, lo stesso container dovrà essere ricaricato in tutto o in parte sui camion e trasportato fino alla destinazione finale. Queste sole 6 operazioni, moltiplicate per 200.000 containers, produrrebbero, nella sola fase di start up, l’avviamento al lavoro di oltre 150 persone. 150 Posti di lavoro per i civitavecchiesi ad oggi bloccati dalla burocrazia e, arrivati a questo punto ci viene da pensare, anche da volontà lobbistiche armatoriali che all’evidenza non vogliono far sviluppare il traffico containers a CFFT, come ad altre imprese portuali civitavecchiesi, al di fuori del terminal container in concessione”.

“Ecco perché – conclude – questa deve essere la battaglia della città, la battaglia dei civitavecchiesi, la battaglia di chi non può più accettare che il nostro destino, anche lavorativo, venga deciso da altri, per mere convenienze economico-finanziarie assolutamente private”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui