Craxi: la fine di un'epoca politica da rimpiangere?

La via giudiziaria, vecchio vizio della solita sinistra per decapitare gli avversari politici!

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Silvio Berlusconi con Bettino Craxi nel 1984

Ho iniziato il mio impegno politico nel Partito Socialista, affascinata dal carisma di Bettino Craxi e persuasa che le sue idee avrebbero reso l’Italia un paese migliore.

La diaspora socialista, susseguente alla tragica caduta del suo leader migliore, mi ha portata a militare convintamente nel centro destra, logico ed unico erede delle sue intuizioni, purtroppo non sempre perseguite con metodo e passione.

In vista del ventennale della sua morte, ho visto il bel film di Gianni Amelio – che mi ha molto colpita e commossa – letto alcuni libri in recente uscita che ripercorrono la vicenda e penso che sarebbe opportuna una riflessione pacata ma attenta su un periodo che ancora oggi si ripercuote sulla nostra vita istituzionale con nefasti effetti. Questo è il mio modo per onorare la memoria di un grande uomo e politico che sono orgogliosa di avere conosciuto.

Antonella Bruni

La guida craxiana del paese portò risultati tangibili sul miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, che videro lievitare realmente i loro stipendi e diminuire l’inflazione, l’Italia divenne la quinta potenza industriale e la sua rilevanza internazionale crebbe oggettivamente.

Probabilmente le cause della caduta di Bettino Craxi traggono origine dai fatti di Sigonella, durante i quali egli certamente salvaguardò la sovranità nazionale ma, consentendo la fuga dei terroristi dirottatori della Achille Lauro, perse per sempre la fiducia del governo statunitense e nel suo caso, come in quello di Moro, questi non se ne dimenticò,

Non è infatti peregrino ritenere che Mani Pulite, lo strumento giudiziario con il quale fu distrutta la carriera e la vita di Bettino Craxi e con lui la prima repubblica, fu pesantemente interferita da apparati diplomatici e d’intelligence statunitensi, i quali fornirono fondamentali informazioni all’inchiesta. E’ storia nota che l’ambasciatore Reginald Bartholomew definì le inchieste di quegli anni come gravissime violazioni dei diritti della difesa, talmente forti da rendere nulli i risultati conseguiti, ovviamente in Tribunali non strumentali. Di Pietro stesso, da parte del diplomatico Daniel Serwer, fu definito “un pupazzo in mano agli americani”.

Un fatto è certo, per via giudiziaria fu decapitata una parte del sistema politico di allora a vantaggio di un’altra parte, miracolosamente uscita indenne. Così come è chiaro che tutti i partiti di allora utilizzavano vie illegali per finanziare le proprie attività e negarlo va oltre il ridicolo, ugualmente non eccepibile è la considerazione che, senza il concorso di fattori internazionali, non si può destabilizzare un paese, né azzerare una classe dirigente.

Quindi si trattò, da una parte di un classico “regime change”, pratica non episodica degli Stati Uniti in politica estera, dall’altra di un utilizzo dello strumento giudiziario per abbattere una parte politica a favore della concorrente e al diavolo la volontà popolare, allora come oggi, ritenuta fastidiosamente irrilevante nel processo decisionale di oscuri potentati.

Pierfrancesco Favino interpreta Bettino Craxi nel film “Hammamet”

Piaccia o meno, la prima repubblica finì con la tragedia di un Craxi costretto a fuggire in Tunisia per non finire esibito in ceppi, come un macabro trofeo da parte di giacobini giustizialisti, nutriti a Marx e ghigliottina. La pratica ha continuato negli anni e ha colpito ogni avversario della sinistra illiberale e dei suoi figli incolti guidati da un furbo comico, basti rammentare oltre Bettino, Andreotti, Berlusconi e ora Salvini.

Non sta a me dirlo, ma tale deriva ha portato alla perdita di ogni credibilità della magistratura politicizzata  (per fortuna, solo una parte di essa) e delle istituzioni repubblicane, ormai affidate a un’armata brancaleone composta da servi stipendiati da Soros e incolti nullafacenti che si atteggiano a politici.

Come ogni incubo, prima o poi finirà e dei figli dei boia di Craxi nessuno se ne ricorderà, ma dei loro danni temo che ne sopporteremo gli effetti per moltissimo tempo. Nell’attesa, io sono certa che la storia collocherà Bettino Craxi nel posto che gli compete, ovvero quello tra i non molti statisti della Repubblica Italiana.

Antonella Bruni

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