Lago di Bolsena a rischio: “Basta chiacchiere… I Comuni si muovano!”

È la richiesta/sfida lanciata dal Club Unesco Tuscia: “Fiumi e laghi vanno difesi con i fatti, non a chiacchiere”

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Difesa del lago, dei fiumi e dell’ambiente in senso lato. L’Unesco Tuscia cerca di responsabilizzare le istituzioni pubbliche. Per questo, il presidente del Club Unesco Tuscia Viterbo, in quanto coordinatore delle associazioni firmatarie del Contratto del lago di Bolsena, fiume Marta e costa tirrenica di Tarquinia, ha proposto al presidente della Provincia di Viterbo di organizzare “un’assemblea di tutti i soggetti sottoscrittori per assumere le opportune determinazioni in merito al recente avviso pubblico della Regione per il ‘Sostegno al processo per la sottoscrizione dei Contratti di fiume’, finalizzato a promuovere e incentivare i Contratti di fiume, lago, foce e costa”.

Lago di BolsenaLa riunione – che si terrà lunedì 22 luglio alle 10,30 a palazzo Gentili, sede della Provincia – servirà a valutare e decidere le modalità di partecipazione al bando regionale che scade il 10 settembre 2019. L’avviso pubblico sostiene finanziariamente il processo per la sottoscrizione dei Contratti di fiume avviati e che riguardano in tutto o in parte il territorio del Lazio, al fine di dare loro piena esecutività. I progetti ammissibili al sostegno finanziario sono quelli dei Contratti di fiume (o di lago, foce e costa) che al momento della presentazione della domanda via pec abbiano completato la fase A (avvio del Contratto di fiume).

Dice Luciano Dottarelli, presidente del Club Unesco Tuscia: “Dal 2017 i soggetti promotori e animatori del Contratto del lago di Bolsena – e in prima fila le associazioni della cittadinanza attiva – si sono impegnate in un intenso lavoro di sensibilizzazione, comunicazione e formazione, decisivo per uno strumento di programmazione che scommette sulla partecipazione della comunità locale secondo modalità diffuse e a partire dal basso”.

I pericoli per il lago e cosa fare. I principali pericoli che gravano sul distretto idrografico sono la presenza di scarichi civili e agricoli con significativo afflusso di nutrienti in eccesso e fenomeni di spinta eutrofizzazione; la mancanza del collettore circumlacuale sul versante a ponente, e uno scarso controllo degli scarichi abusivi; la modificazione dei regimi idrologici naturali, a causa della sottrazione forzata di grandi volumi d’acqua dolce dai corpi idrici scolanti; l’abbassamento della falda dovuto all’emungimento forzato per usi irrigui; i fenomeni erosivi lungo le sponde; lo sviluppo non opportunamente regolato delle attività sul bacino (in particolare la geotermia nell’area dell’Alfina e la monocoltura dei noccioleti).
Ancora Dottarelli: “Gli interventi necessari per la tutela di un bene comune come il distretto idrografico del lago di Bolsena non possono ricadere finanziariamente sulle spalle delle Problemi per il porto di Capodimontepiccole comunità del territorio. Il collettore fognario circumlacuale del Cobalb che raccoglie gli scarichi civili dei comuni del lago e li depura nell’impianto di Marta fu realizzato a cavallo degli anni ’80 e ’90 con fondi Fio, il Fondo per gli investimenti e l’occupazione, creato nel 1982 e gestito dal ministero del Bilancio. Quello è stato l’unico vero intervento infrastrutturale sovracomunale realizzato sul territorio, che ha avuto un’importanza fondamentale per la tutela e la valorizzazione turistica ed economica dell’area. Fu reso possibile dalla sinergia e dalla capacità di attivarsi con lungimiranza da parte delle comunità locali e dei loro rappresentanti istituzionali, che reagirono e si impegnarono in maniera propositiva di fronte al progressivo degrado delle condizioni ecologiche di un lago che in quegli anni era giunto addirittura a essere dichiarato interamente vietato alla balneazione a causa degli scarichi civili”.

Infine: “Oggi le condizioni di fatiscenza e incompletezza del sistema di depurazione e le altre criticità che minacciano il bacino richiedono di tenere alto il livello di attenzione e di sollecitazione nei confronti degli enti sovraordinati, a partire dalla Regione, ma anche di dimostrare autonome capacità di programmazione e proposta in modo da creare le condizioni concrete perché i fondi necessari agli interventi di tutela possano essere efficacemente attinti dai canali di finanziamento regionale, nazionale, europeo”.

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