L’agrifood della Tuscia traina l’export del made in Italy

In crescita la domanda estera di prodotti agroalimentari di qualità. Il Centro Italia e il viterbese possono fare da traino per aumentare il giro d’affari nazionale del settore.

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“L’agrifood traina l’export del made in Italy, intercettando una domanda estera di prodotti agroalimentari in crescita, nonostante le criticità e le tensioni commerciali internazionali in atto”. E’ quanto emerge dal ‘Rapporto Export 2019’ di Sace Simest (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti), presentato a Milano e che suscita non pochi spunti di riflessione per l’economia della Tuscia.

Il Report prevede, per il 2019, una crescita delle esportazioni dell’agrifood italiano del 3,8%, trainata dall’aumento della domanda estera di prodotti agroalimentari; pone in evidenza pure le criticità dell’agroalimentare sul mercato globale, derivanti dal rischio di una hard Brexit, dalle sanzioni russe ancora in vigore e dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti da un lato e Cina e Ue dall’altro. Però l’Ue si sta muovendo per sviluppare il potenziale in altri importanti mercati, in questo senso vanno, ad esempio, gli accordi commerciali che ha stipulato con Giappone e Canada. Ulteriori opportunità andranno ricercate in Cina e più in generale nel continente asiatico, a condizione che vengano rimosse pure le barriere non tariffarie che frenano il nostro export.

E’ di questo scenario che la Tuscia dovrà tener conto dal momento che la sua economia ha nell’agricoltura il settore trainante.

I prodotti agroalimentari sono un potente motore per l’aumento delle esportazioni complessive, dovute alla capacità delle imprese dell’Italia centrale e all’alta reputazione che hanno i prodotti italiani in termini di qualità. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sostiene che “le incertezze e le tensioni sul mercato globale non devono scoraggiare la propensione imprenditoriale all’export, che però andrà sostenuta dagli accordi bilaterali dell’Unione europea (se garantiranno condizioni di reciprocità e standard produttivi europei), dalle politiche nazionali di sostegno, dal potenziamento delle infrastrutture e dall’innovazione”.

Un anello debole nelle esportazioni è rappresentato da prodotti come la frutta, le carni, gli ortaggi, i legumi e i cereali che sono i punti di forza della Tuscia. Gli allevamenti insieme all’agricoltura sono il motore dell’economia delle zone del viterbese. Secondo Confagricoltura, l’obiettivo a livello nazionale, “a portata di sistema” sarebbe di arrivare nel giro di pochi anni a 50 miliardi di export agroalimentare. Molto dipenderà dalla capacità dei neoeletti al Parlamento europeo e dei futuri commissari e membri delle commissioni di difendere gli interessi italiani e di fare lobby. E’ questo che il territorio e il settore agricolo chiede da tempo. Ora si aspetta un cambio di passo.

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