Ieri pomeriggio si è tenuta la presentazione del nuovo romanzo del regista Pupi Avati, che diventa anche un film

“L’alta fantasia”, a Viterbo l’anteprima nazionale del viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante

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Al Teatro Caffeina di Viterbo ieri pomeriggio si è tenuta la presentazione in anteprima nazionale del nuovo romanzo di Pupi Avati, uno tra i registi più amati del nostro cinema e grande narratore di storie, che diventa anche un film.

A moderare l’incontro la prof.ssa Anna Pecoretti, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Roma Tre e studiosa di Dante e il prof. Giorgio Nisini, docente presso La Sapienza di Roma.

Nel libro, dal titolo “L’alta fantasia” si descrive il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante: un percorso alla volta del convento di Santo Stefano degli Ulivi di Ravenna, dove l’autore del Decameron incontra la figlia del Sommo Poeta, ormai anziana.

Due piani temporali si intrecciano all’interno dell’opera: da un lato il viaggio di Boccaccio, dall’altro fatti, immagini e vicende tratte dalla “Vita Nova” di Dante. Un libro “sacro”, come l’ha definito l’autore de “L’alta fantasia”.

Figura centrale all’interno del romanzo è poi Beatrice, personaggio a metà tra realtà e fantasia, di cui Avati ha scelto di mettere in luce l’aspetto legato alla sua “consapevolezza”. “Ho voluto sottrarre Beatrice da quell’idea di ‘Barbie’, rendendola più donna, con tutte quelle caratteristiche che l’hanno resa eterna”.

Quello descritto da Avati è un Dante “diverso” da quello che vive nell’immaginario collettivo: nell’Alta fantasia diventa un uomo “in preda al dolore”, come ha spiegato l’autore, “che ha sofferto le ingiustizie più tremende e che però ad un certo punto è stato risarcito dalla consapevolezza della sua dismisura poetica. Ad un certo punto lui deve aver saputo di essere Dante Alighieri, non può non averlo saputo, e deve aver pianto di gioia”.

Un Dante che agonizzante, sul letto di morte pronuncia alcuni versi della fine del Paradiso. “Sono arrivato alla fine di tutti i desideri, di tutti i legami della Terra”. “Lo si ripete alla fine del libro e del film”, ha chiarito Avati.

C’è poi la figura di Guido Cavalcanti, che viene fuori in maniera molto forte come emblema dell’amicizia tradita. “Il tradimento è qualcosa di difficile da cui sottrarsi, sia in amicizia che in amore. Sembra quasi necessario – ha sottolineato Avati – per poterci poi rendere conto, come successo a Dante”.

E ancora Gemma, la moglie di Dante, che per il regista è “la vera vittima della storia, che ha perso i suoi figli che hanno scelto di seguire il padre”.

Di fronte alla domanda “come te lo immagini il tuo Dante?” Avati ha risposto: “Un ragazzo non bello, ma non indecente come quello dell’iconografia dantesca, con una sensibilità estrema che traspare dal suo sguardo. Noi dobbiamo sentire che in lui c’è l’eccezionale, che ha dentro di sé qualcosa che ha a che fare col divino. Dante ha avuto un talento smisurato, che ha a che fare con la sacralità. Così come Beatrice, che ha lo sguardo di un essere umano che sa tutta la storia che la attende”.

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