Respinte le richieste dei dirigenti scolastici che chiedevano di far ripartire le lezioni a distanza per scongiurare il rischio di contagi e focolai

L’appello dei presidi: “Due settimane di Dad dopo Natale”, ma il Governo non cambia idea

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Sulla scuola il Governo non cambia posizione e ribadisce che la ripartenza sarà in presenza per tutti gli studenti.

Bocciato, dunque, l’appello sottoscritto da 1700 presidi di tutta Italia – e indirizzato al premier Draghi, al Ministro dell’Istruzione Bianchi e ai governatori di Regioni e Province Autonome – in cui chiedevano due settimane di didattica a distanza per ridurre l’impatto dei contagi con la riapertura delle scuole dopo le festività natalizie e il crescente numero di casi registrato a causa della variante Omicron.

A generare forte preoccupazione nei dirigenti scolastici anche l’ “escalation” di assenze tra il personale di servizio e i docenti.

“Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima- scrivono i dirigenti -, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto. Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa”.

“A pochi giorni dall’inizio delle lezioni dopo la pausa natalizia, durante la quale non ci siamo mai fermati, stiamo assistendo con preoccupazione crescente all’escalation di assenze. Abbiamo personale sospeso perché non in regola con la vaccinazione obbligatoria e, ogni giorno di più, personale positivo al Covid, che non potrà prestare servizio e nemmeno potrà avere, nell’immediato, un sostituto. Si parla di numeri altissimi, mai visti prima. Ci rendiamo conto che sottovalutare la prevedibile ed enorme mancanza di personale determinerà insolubili problemi. In un momento nel quale è necessaria almeno la minima sorveglianza delle classi (per non parlare della didattica, che risulterà in molti casi interrotta), non sapremo, privi di personale, come accogliere e vigilare su bambini e ragazzi. Altrettanta preoccupazione grava sulle probabili assenze del personale Ata. Ci troveremo nell’impossibilità di aprire i piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza”.

“Aggiungiamo, ma è cosa nota, che l’andamento del contagio con la nuova variante del virus colpisce come mai prima le fasce più giovani della popolazione, anche con conseguenze gravi, e che il distanziamento è una misura sulla carta, stanti le reali condizioni delle aule e la concentrazione degli studenti nelle sedi. Sappiamo che il virus si trasmette per aerosol e che l’ambiente classe è una condizione favorevolissima al contagio. A differenza delle precedenti ondate, già prima della sospensione natalizia abbiamo assistito ad un’elevata incidenza di contagi all’interno delle classi (alunni e docenti, anche se vaccinati).  Il protocollo di gestione dei casi grava sulle aziende sanitarie, che non riescono più a garantire rapidità per i tamponi, con conseguente prolungato isolamento degli studenti e del personale. Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto”.

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