Tiziana Rivoni, l'artista sutrina che espone le sue opere al Museo di Palazzo Doebbing, si racconta

L’artista sutrina Tiziana Rivoni si racconta

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foto di David Benedetti

Tiziana Rivoni, sutrina che vive a Sutri, si colloca tra gli artisti che espongono al Museo di Palazzo Doebbing, nella mostra temporanea intitolata “Luci ed Ombre” .

Ai numerosi visitatori che si alternano tra le sale del suggestivo palazzo, l’artista presenta le sue sculture in terracotta raffiguranti teste di moro, proponendo una personale e interessante reinterpretazione del vaso siciliano.

Le sue opere d’arte nascono da una commissione, ma ben presto si trasformano in una vera e propria ricerca relativa al tema del vaso antropomorfo e poi dei canopi.

Quella per la figura umana è per Tiziana Rivoni una vera passione, quasi un’ossessione; una patologia per la fisionomia che si inserisce in un più ampio percorso di conoscenza.

“Perché amo le teste? Forse per non perderle”, ha dichiarato infatti l’artista.

I suoi lavori si traducono in un vero e proprio tentativo di sopravvivenza. La memoria infatti, fissando la fisicità del corpo, è in grado di trattenere, sfuggendo l’inesorabile scorrere del tempo.

Alla base delle sue creazioni c’è la leggenda che racconta di una fanciulla siciliana, e del suo forte desiderio di possesso verso il bel moro che l’aveva sedotta.
La donna infatti, che dapprima ricambiò l’amore per il giovane, rimase ben presto delusa quando seppe che egli l’avrebbe di lì a poco abbandonata, perché sposato con due figli.
Lei per vendicarsi, lo uccise, le tagliò la testa e la conservò. Piantò su di essa del basilico, e la mise in bella vista sul balcone. La pianta, rimasta così con lei per sempre, crebbe rigogliosa proprio grazie alle sue lacrime.

La stessa leggenda poi, richiama il Decameron, Giornata IV- Novella V. Il tema è sempre lo stesso, quello dell’idea del possesso, inteso come forma di amore malato.

foto di David Benedetti

La lettura che meglio la rappresenta, dice Tiziana Rivoni, è quella di Giovanni Vono. Quello che a lei piace, è che la storia, con lui, finisce bene.

“Li chiameremo silenzi. […] Il silenzio misterico dei volti, la profondità dello sguardo nell’ignoto, l’assenza di parola. Il tutto crea un’atmosfera che richiama storia e leggenda. I silenzi richiamano la notte, l’eternità.

La morte si appropria della bellezza e la bellezza entra in simbiosi con la morte: EROS E TAHNATOS: amore e morte.
Nel nostro caso, nessuna supremazia ma perfetta sintonia tra l’uno e l’altra.

foto di David Benedetti

I silenzi sono muti ma espressivi. Davanti ai silenzi l’osservatore spazia con la mente. I silenzi sono dell’anima, dell’inconscio, di tutto quello che ci sfugge e che viene rimosso.
Non si respira solitudine, ma pensiero, forte e solido.
Alla fine, vince la vita, col ricordo, con l’umanità.”

Con Vittorio sgarbi, il curatore della mostra e sindaco della cittadina di Sutri, l’incontro è stato casuale.

Ben presto il noto critico d’arte ha apprezzato le sue creazioni, proponendo una visione giusta, quella che ha riconosciuto tutta la forza delle sue opere: “dignità, regalità, potenza ci trasmettono le sue teste di mori liberati da ogni pregiudizio e da ogni dipendenza, fieri come i quattro mori della bandiera sarda; ma vincitori, non sconfitti.

La Rivoni li fa sentire, con estrema semplicità, fratelli.
Nostri dissimili simili. In quella umanità di soli neri ci siamo anche noi. Bianchi e neri, luci e ombre a Sutri.”

foto di David Benedetti

Tiziana Rivoni è un’artista preziosa che arricchisce non solo il Museo Doebbing, ma anche il paese di Sutri stesso, sempre più ricco di prestigiosi amatori dell’arte.

“Ci sono uomini e c’è lo spazio, poi ci sono gli uomini nello spazio, e magari non c’è il tempo. Poi ci sono io, nel tentativo di conoscerli, possederli al di fuori del tempo”.

foto di David Benedetti

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