Ma resta il nodo dello stipendio: uguale o ridotto?

Lavorare quattro giorni a settimana convince dipendenti e professionisti

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Casa diventa il nuovo ufficio grazie a smart working e telelavoro (Foto Carlo Tassi)

Un plebiscito. Lavorare quattro giorni a settimana convince moltissimi tra dipendenti e professionisti nei paesi e nei contesti aziendali dove sta prendendo piede questa formula. Forse sull’onda dell’accelerazione impressa dalla pandemia – con milioni di persone costrette in smart working – il mondo del business si sta evolvendo tra scettici ed entusiasti.

Sempre più spesso si sente parlare di obiettivi e non di ore passate in ufficio; sempre di più Ceo e imprenditori sono inclini a dare fiducia ai propri collaboratori in un’epoca ibrida. Andiamo a vedere allora quali sono i case study da seguire per la settimana lavorativa di quattro giorni.

In Scozia il governo ha da poco annunciato l’intenzione di estendere la possibilità di lavorare quattro giorni a settimana. Come si legge sulla stampa specializzata, questa iniziativa è parte di un progetto da 10 milioni di sterline che segue il percorso tracciato da altri programmi analoghi in Islanda e Nuova Zelanda. Secondo un sondaggio, che ha intervistato 2.203 scozzesi in età lavorativa, l’88% è disposto a prendere parte al progetto (dato, di certo, non sorprendente); c’è però, ingombrante, il capitolo soldi: l’80% sosterrebbe l’introduzione di una settimana lavorativa di quattro giorni soltanto a parità di stipendio. In Inghilterra, lo studio legale Arken ha intanto detto sì alla settimana corta, migliorando il clima sul luogo di lavoro come ha spiegato il suo amministratore delegato.

In Spagna Desigual, marchio del fashion, ha deciso di avviare una sperimentazione per introdurre la settimana lavorativa di 32 ore a condizione, però, di una retribuzione più bassa. La transizione digitale è in corso e anche in Italia non tutti stanno seguendo i trend dello smart working. Quel che è certo è che optare per soluzioni così drastiche non richiede uno sforzo soltanto da parte delle imprese – pubbliche o private che siano – ma soprattutto dai lavoratori, ai quali viene richiesto uno sforzo ulteriore in termini di responsabilità, programmazione e lavoro per obiettivi.

 

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