Le Cascate di Chia diventano una discarica, ma i rifiuti sono degli anni ’70

A differenza di ciò che si potrebbe pensare, cioè che la causa della "discarica" siano i turisti odierni, il vero motivo del triste spettacolo è da ricercarsi nel primo consumismo, quello sfrenato degli anni '60-'70, denunciato con veemenza da Pasolini, proprietario della Torre di zona

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©SimoneChiani

Il primo pensiero che verrebbe in mente a chi si accinge a visitare le meravigliose Cascate di Fosso Castello vicino a Chia, vedendo centinaia di rifiuti e buste tra i rami e le rocce, va inevitabilmente all’imponente incremento avuto a livello turistico negli ultimi anni; in effetti la zona, detta “del Tacchiolo“, che si estende tra il suddetto Fosso e la Piramide di Bomarzo, passando per la Necropoli di Santa Cecilia, sta vedendo un afflusso di turisti fino a qualche anno fa inimmaginabile, forse anche per via del “costretto” turismo interno dato dagli impedimenti ai viaggi causati dall’emergenza Covid19.

Prendersela con i vari turisti, tuttavia, sarebbe stato davvero troppo facile; abbiamo preferito al contrario rivolgerci a chi il luogo lo vive da decenni, ogni giorno, a chi se ne occupa attivandosi in prima persona e chi è in grado da raccontarlo: parliamo di Salvatore Fosci, esploratore meritevole di aver creato (e tenuto intatti) molti dei passaggi attualmente utilizzati dalla maggior parte delle persone che vogliono scoprire i nostri meravigliosi luoghi, oltre che depositario di un tesoro di inestimabile valore che è la tradizione/storia del luogo, tramandatagli oralmente dai suoi “antenati”.

Grazie ai suoi racconti abbiamo sorprendentemente scoperto il vero motivo per cui si trovano centinaia di buste e rifiuti vari nella meravigliosa zona di Fosso Castello: “E’ un fatto dovuto alle piene – ci spiega – era tanto tempo che non succedeva in maniera così evidente; con le piogge, soprattutto di due mesi fa, l’acqua ha raggiunto un livello altissimo (all’altezza dei rami che hanno trattenuto molte buste) portando giù a valle, dagli accumuli a monte, tutti i rifiuti depositati – udite udite – negli anni ’60/’70, durante l’esplosione del consumismo, la stessa criticata con ferocia dal proprietario stesso della Torre di Chia, il noto Pier Paolo Pasolini”. Paghiamo ancora, dunque, le colpe di uno sfrenato consumo che negli ultimi anni non si è certo rallentato…

“Al tempo non si conoscevano i danni – spiega ancora – di un cattivo smaltimento dei rifiuti. A monte venivano create vere e proprie discariche, al tempo dette “butti“, senza alcun fine secondario, ma per pura ignoranza. Non era una cosa vista in modo negativo, perché in quel periodo era normale fare così”.

Poi continua: “Sono le tracce di un consumismo sfrenato, il primo. A volte mi è capitato perfino di trovare barattoli del ’65 o vecchi scolapasta”.

E sui metodi di risoluzione del problema: “Andrebbe fatto blocco a monte, da dove derivano i rifiuti, con delle reti. E’ qualcosa che è stato proposto molte volte, ma non se ne è mai fatto nulla. Se si continuerà a non intervenire, ogni volta che ci sarà una piena il risultato continuerà a essere questo.”

Abbiamo inoltre deciso, dopo aver notato uno schiumoso e denso colore dell’acqua, di chiedere a Fosci se ne conoscesse la causa. Su questo, purtroppo, non ci ha saputo dare una risposta certa; si pensa a qualche scarico non denunciato; certamente, aggiungeremmo noi, la mancanza di un depuratore efficiente.
Ci spiega l’escursionista che in parte potrebbe essere dato anche da residui di sciacqui delle cisterne dei trattori, talvolta effettuati anche con veleni, sottolineando la gravità della situazione visto che molti, ignari, in estate, si recano nel sito per fare il bagno.
Non abbiamo certezze sugli scarichi fognari (abusivi), ma l’ipotesi permane in modo molto vivo. Recarsi lì per credere.

©SimoneChiani

Dobbiamo tuttavia, d’accordo con Salvatore, fare onore al grande afflusso di turisti degli ultimi tempi: un movimento educato e rispettoso, consapevole dell’effetto devastante che alcuni rifiuti possono lasciare sull’ambiente, a differenza di quanto si potrebbe pensare a primo impatto; “I maleducati ci sono sempre – sottolinea – Ma in minoranza. Infatti ciò che questi individui non rispettosi abbandonano, spesso viene ripreso e differenziato dall’altra parte dei turisti, quella civile, che di propria volontà e senza alcun ritorno si preoccupa di mantenere pulita la zona, spendendo tempo ed energie.”

L’appello che vogliamo fare tramite questo articolo, anche se sappiamo già che non verrà ascoltato, è quello di risolvere quanto prima la situazione delle piene e di far chiarezza sugli scarichi, introducendo magari un depuratore, dato che il sito è sempre più visitato da persone desiderose di infiltrarsi in una natura non contaminata dal consumismo sfrenato di noi esseri umani!

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