Le donne nella storia di Viterbo

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8 marzo della retorica

Nella storia di Viterbo, le grandi donne e i personaggi femminili da ricordare sono certamente molti: Santa Rosa, prima fra tutti.

Vita breve, la sua. Nasce dai coniugi Giovanni e Caterina, forse agricoltori nella contrada di Santa Maria in Poggio. Sui 16-17 anni, gravemente malata, ottiene di entrare subito fra le terziarie di san Francesco. Quando guarisce, si mette a percorrere Viterbo portando una piccola croce o un’immagine sacra: prega ad alta voce ed esorta tutti all’amore per Gesù e Maria, alla fedeltà verso la Chiesa. Porta la carità e la speranza ai poveri. Nessuno le ha dato questo incarico.

Santa Rosa Venerini

Rosa inizia la campagna per rafforzare la fede cattolica, contro l’opera di vivaci gruppi del dissenso religioso, nella città dove comandano i ghibellini, ligi all’imperatore e nemici del papa. Un’iniziativa spirituale, collegata alla situazione politica.

Per questo, il podestà manda Rosa e famiglia in domicilio coatto a Soriano del Cimino. Un breve esilio, perché nel 1250 muore Federico II e Viterbo passa nuovamente alla Chiesa. Ma la cara Viterbo non sentirà più la voce di Rosa nelle strade.

La giovane muore il 6 marzo probabilmente del 1251. Viene sepolta senza cassa, nella nuda terra, presso la chiesa di Santa Maria in Poggio. Nel novembre 1252 papa Innocenzo IV promuove il primo processo canonico e fa inumare la salma dentro la chiesa. Nel 1258 papa Alessandro IV ne ordina la traslazione nel monastero delle Clarisse. Il 6 marzo si è celebrato il dies natalis in Cielo.

Tante le donne da ricordare a Viterbo da Vittoria Colonna, alla bella Galiana, da Donna Olimpia, il cui vero nome era Olimpia Maidalchini, principessa di San Martino al Cimino, popolarmente detta la Pimpaccia a Giulia Farnese fino alla splendida Lina Cavalieri, soprano e attrice. La Belle époque fu affascinata dalla sua bellezza e dalla sua grazia.

Una raffigurazione della Bella Galiana

Ma anche persone umili hanno fatto la storia di Viterbo, come la Caterinaccia, madre del compianto Alfio Pannega, che vendeva violette alle signore del Corso e collezionava bambole vecchie. La “bocca di rosa” viterbese che molti ricorderanno era detta Mariaccia, o Maria la Pelosa e allietava le serate ai militari (e non solo!) quando il servizio di leva era obbligatorio e le caserme piene.

Tante donne oggi a Viterbo rivestono ruoli importanti e si fanno apprezzare in campo politico, medico, letterario, artistico, sportivo, umanitario . Tante e troppe donne invece sono ancora vittime di discriminazioni, violenza e soprusi.

Auguri a tutte le donne delicate, dolci, timide, forti e orgogliose come fiori di mimosa da La mia città news.

Buon 8 marzo con alcuni versi di Pablo Neruda.
“Ah vastità di pini, rumore d’onde che si frangono,
lento gioco di luci, campana solitaria,
crepuscolo che cade nei tuoi occhi, bambola
chiocciola terrestre in te la terra canta!
In te i fiumi cantano e in essi l’anima mia fugge
come tu desideri e dove vorrai…”

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