Le elezioni in Umbria hanno dimostrato che il popolo vuole esprimersi e non subire

"La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano" diceva il giudice Paolo Borsellino

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Davanti alle dimensioni della sconfitta della coalizione che sostiene il “Conte bis”, è inevitabile che gli effetti si sentano sul Governo: il voto espresso dai cittadini in Umbria ha dimostrato che il rischio di logoramento della formula politica usata (rimpasto imposto, coalizioni non volute dal popolo) è concreto. Questo certamente farà aumentare le tensioni tra i partiti di maggioranza che già si sono manifestate nelle ultime settimane.

L’accesso alle cariche del Parlamento avviene per elezione. Ciò è insito anche nel significato etimologico della parola “repubblica”: lo Stato  è una res publica, una cosa di tutti. Coloro che sono temporaneamente chiamati a svolgervi un importante ruolo di direzione politica non ne sono i proprietari, ma i servitori.

E, per converso, i governati non sono sudditi, ma cittadini che devono essere messi in condizione di esercitare la loro sovranità.

Per questo l’articolo 1 stabilisce il carattere democratico della Repubblica. Con esso, conformemente all’etimologia del termine democrazia (dal greco δῆμος, popolo, e -κρατία, potere), si intende che la sovranità, cioè il potere di comandare e di compiere le scelte politiche che riguardano la comunità, appartiene al popolo.

Un esecutivo col vento popolare contro non può durare. La bocciatura è netta, anche se limitata a una Regione. L’Esecutivo vuole procedere controvento, con il consenso popolare che gli soffia contro e senza avere una solida prospettiva né politica né economica.

Le urne umbre hanno dimostrato la debolezza dei partiti che reggono il Conte bis e che il popolo vuole esprimersi e non solo subire. Lo stesso premier esce indebolito. La foto di gruppo a Narni non è servita a molto se non a rendere più evidente una sconfitta. Liti e le divisioni hanno segnato le settimane precedenti al voto.

Il Governo è fragile. Già la stesura del decreto fiscale e poi del testo della manovra ha acceso liti tra i vari leader, adesso che si passerà alle discussioni nelle Aule di Camera e Senato tutto questo diventerà materia di scontro anche tra i gruppi. È bene domandarsi se i cittadini siano d’accordo con le penalizzazioni al contante, con le micro-tasse per cercare i 23 miliardi di coperture e con altre proposte fatte dal Governo.

Dal 1946 esiste in Italia il suffragio universale, che riconosce il diritto di voto a tutti i cittadini e a tutte le cittadine, purché siano maggiorenni (per votare al Senato occorre però avere compiuto 25 anni), e non si trovino in situazioni particolari, quali la condanna a determinate pene. Il voto è un diritto e un dovere civico. I cittadini vogliono votare chi li rappresenta!

Vogliono scegliere il partito che è più vicino alle loro idee, che ha il leader non più simpatico, ma più credibile e che ha candidati più presentabili. Si vota per il valore delle proposte e per la realizzabilità dei progetti.

È bene ricordare queste frasi, attribuite a Paolo Borsellino:

“La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita è più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.”

In Umbria la matita lo è stata.

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