Le famiglie del grande schermo: i fratelli Bolognini, un’epoca d’oro

“A tutto cinema”, un’ espressione che si attaglia perfettamente all’evento organizzato, alla Casa del Cinema di Roma, dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la collaborazione di Carlotta Bolognini per celebrare i fratelli Mauro e Manolo Bolognini straordinari protagonisti dell’epoca d’oro della settima arte nel nostro Paese.

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“A tutto cinema”, un’ espressione che si attaglia perfettamente all’evento organizzato, alla Casa del Cinema di Roma, dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la collaborazione di Carlotta Bolognini per celebrare i fratelli Mauro e Manolo Bolognini straordinari protagonisti dell’epoca d’oro della settima arte nel nostro Paese.

Ci sembra dunque particolarmente opportuno iniziare la nostra collaborazione con “La Mia Città News” riferendo di questo importante appuntamento al quale è stato un privilegio essere invitati in qualità di rappresentanti di una “famiglia di cinema” che, come vedremo, ha spesso ha incrociato la sua attività con quella di Mauro e Manolo Bolognini: uno dei più prestigiosi registi italiani del dopoguerra il primo, basti citare film come “Il bell’Antonio”, “La viaccia”, “Metello” o “L’eredità Ferramonti”; produttore di grande acume e versatilità il secondo, capace di spaziare da opere d’autore come “Teorema” di Pier Paolo Pasolini a film di genere di grande successo come “Django” di Sergio Corbucci.

Al di là dunque dell’interesse che un appuntamento di tale rilevanza avrebbe comunque incontrato presso di noi, la nostra partecipazione all’incontro è stata sollecitata dagli organizzatori in virtù del fatto di rappresentare la terza e la quarta generazione di una famiglia che ha visto prima il Direttore della Fotografia Leonida Barboni collaborare ripetutamente con Mauro Bolognini, tanto da vincere uno dei suoi due Nastri D’Argento per la migliore fotografia proprio per “La viaccia”, eppoi Enzo Barboni stringere un sodalizio con Manolo Bolognini tale da lavorare insieme con lui sia in qualità direttore della fotografia che, più tardi, come regista utilizzando, in questo caso, quello pseudonimo di E.B. Clucher che avrebbe guadagnato poco dopo grande notorietà con “Lo chiamavano Trinità”.

Un pomeriggio “A tutto cinema”, dunque, nel corso del quale, dopo la proiezione de “La corruzione”, un film del 1963 i cui contenuti rimangono di inquietante attualità, si sono succeduti nel ricordo dei fratelli Bolognini e del loro lavoro le attrici Antonella Lualdi e Barbara Bouchet,i registi Ruggero Deodato e Claudio Risi, il produttori Massimo Cristaldi, il direttore della fotografia Roberto Girometti e tanti altri.

Tra aneddoti e reminiscenze di set è stato decantato una volta di più il grande talento registico di Mauro, la sua straordinaria capacità di trasferire sullo schermo romanzi celebri con rigore e sottigliezza narrativa nonché l’ abilità a gestire con eleganza e carisma rapporti con attori e attrici del calibro di Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, Jean Paul Belmondo e Gina Lollobrigida, Anthony Quinn e Catherine Deneuve.

L’attitudine a padroneggiare con tranquillità e leggerezza situazioni produttive complicate è stata, invece, una delle prerogative più citate di Manolo insieme a quella di saper intercettare le preferenze del pubblico spaziando dal film d’autore alla commedia, dal western al thriller.

Due autentici Signori del miglior cinema italiano, dunque, ai quali non è mai mancato, ed è questa la caratteristica di entrambi che è stata ricordata con autentico affetto, l’approccio gentile, la disponibilità e la propensione al sorriso, una capacità di coniugare la leggerezza al talento che è merce rara in un mondo troppo spesso percorso da megalomanie e da ego ingiustificatamente ipertrofici.

Marco Tullio e Ginevra Barboni

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